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MANOVRA/ Il grande inganno della flessibilità europea

Pubblicazione:martedì 16 agosto 2016

Angela Merkel e Matteo Renzi (LaPresse) Angela Merkel e Matteo Renzi (LaPresse)

Partiamo dal presupposto che occorre sedersi seriamente intorno a un tavolo per decidere in quale Europa vogliamo stare. Una possibilità potrebbe essere quella di consentire un deficit/Pil al 3% fino a quando la nostra economia non si sarà ripresa. Questo sarebbe un segnale importante per gli imprenditori. Farebbe capire che perlomeno nei prossimi 4-5 anni non ci saranno aumenti di tasse e riduzioni di appalti. 

 

Vorrebbe dire però fare un passo indietro a livello europeo…

Credo che siamo in una situazione in cui l'Europa è talmente debole, talmente ferita dalla Brexit, sconvolta dalla sua incapacità di generare consenso, che è necessario darsi una mossa. Il modello su cui si è basata la Germania per rendere forte l'Europa non funziona. E questo ogni giorno che passa diventa sempre più evidente, anche agli occhi della stessa Merkel. Che probabilmente dirà sì alla richiesta di Renzi sul deficit al 2,4% del Pil, perché non può perdere un alleato così importante. Ma se Renzi conta così tanto, deve spingersi più in là chiedendo la modifica di un trattato firmato nel 2011. Aggiungo una cosa sul nostro Premier.

 

Quale?

Renzi sta facendo una campagna su un referendum per cambiare la Costituzione italiana, ma è nettamente più importante cambiare la costituzione fiscale europea. Aspettiamo con ansia questa sua mossa, poiché finora la politica del Premier è stata fallimentare.

 

Tornando alla proposta di revisione del Fiscal compact, lei ha parlato di poter arrivare a un deficit del 3% del Pil fino a quando l'economia non si sarà ripresa. A quale tasso di crescita potremmo dire di poter essere in ripresa?

Non basta un +1%. Lo abbiamo visto: è sempre soggetto a diventare rapidamente uno zero in caso di shock esterni. Bisogna quindi puntare a dire che si potrà tenere il deficit al 3% del Pil fino a quando l'economia italiana non tornerà a crescere almeno del 2%. Questo significa che se già crescessimo dell'1% e le entrate aumentassero un po' e il deficit diminuisse, si creerebbe uno spazio (dovuta alla possibilità di riportare il deficit al 3%) per delle politiche espansive vere, non quelle finte che vengono annunciate. 

 

In che senso finte?

Tenere il deficit al 2,4% del Pil non è politica espansiva, al massimo è neutrale. Ma è poi restrittiva , come abbiamo detto, nell'arco dei successivi quattro anni.

 

(Lorenzo Torrisi)



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