BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SINDACATI E POLITICA/ Quei 12 milioni di italiani in attesa di un (nuovo) contratto

In Italia presto saranno 12 milioni i lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale. E sarà molto importante capire come si comporteranno le parti sociali, ricorda SERGIO LUCIANO

LapresseLapresse

Alla ricerca del consenso più vasto possibile sul difficile referendum autunnale - per la verità una ricerca affannata - il presidente del consiglio ha promesso agli statali un rinnovo del contratto di lavoro che dopo sette anni dovrebbe mettere loro più soldi in busta paga. Si vedrà, ma l’impegno del “Renzi-datore-di-lavoro” è stato chiaro: “statalistatesereni”. Come potranno gli industriali privati che nei prossimi mesi vedranno scadere i contratti di 5 milioni di lavoratori di vari settori a differenziarsi dalla linea del “loro” premier?

Vediamo innanzitutto quali contratti stanno scadendo. Secondo l’Istat, sono 50 i patti in attesa di rinnovo, per 8,2 milioni. Secondo la Uil, con le prossime scadenze tra pubblico (3 milioni) e privato, saranno 12 milioni i lavoratori in attesa di rinnovo contrattuale. Vediamo quali. Secondo i dati Uil - i più precisi -, interessati ai rinnovi di contratti scaduti nel 2015 ci sono 3,4 milioni i lavoratori dei settori industria, manifatturiero e servizi; 220.000 lavoratori artigiani; 155.910 impiegati in aziende medie e piccole; 52.000 afferenti all’agricoltura; 20.000 ascrivibili al settore cooperativo. I contratti già scaduti nel 2016 si riferiscono a 1,7 milioni di lavoratori, di cui un milione del settore manifatturiero e dei servizi, 116 mila impiegati in piccole e medie aziende e 680 artigiani. Entro fine 2016 scadranno altri 8 contratti per ulteriori 2 milioni di lavoratori, per un totale di 7,6 milioni di addetti del settore privato.

La giungla contrattuale è talmente fitta che lo stesso sindacato ci si orienta a fatica. Tra i contratti scaduti prima del 2015 ci sono quelli del turismo Confindustria; del terziario Confesercenti; dei circa 150.000 lavoratori del settore delle poste, per i quali sono in corso le trattative per il rinnovo, non più inquadrabili nell’ambito pubblico dopo la quotazione in Borsa di Poste Italiane.

Tornando alle premesse, Renzi ha parlato di aumenti economici, ma il gossip indica in appena 300 milioni lo stanziamento per gli statali, e la sua rivale Susanna Camusso, Segretario generale della Cgil, ha detto al riguardo che “non si accontenterà di un caffè”. E gli industriali privati? Sarà la prova del fuoco del nuovo presidente di Confindustria Vincenzo Boccia. La linea della Confederazione è nota: lo strumento del contratto nazionale, ripetono da anni come un mantra gli industriali, va ripensato. Deve diventare una cornice di pochissime regole di metodo dentro le quali poi è il livello aziendale a essere determinante per stabilire i flussi retributivi, sia quelli fissi, sia - soprattutto - quelli variabili perché legati ai risultati. Già, perché è questo il punto chiave della posizione confindustriale: più flessibilità, nelle modalità di espletamento delle attività lavorative; più variabilità del salario rispetto all’andamento aziendale. Se ci sono utili, li si divide più sostanziosamente di oggi; se non ci sono, la paga base resta sempre la stessa, ma è più bassa.