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MANOVRA/ Renzi-Ue, l'intesa che può ammazzare la crescita

Pubblicazione:mercoledì 17 agosto 2016

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

La prossima settimana Matteo Renzi incontrerà a Ventotene Angela Merkel e Francois Hollande. A quanto pare sarà lì che il nostro Premier comincerà ad avanzare ai principali partner europei una nuova richiesta di flessibilità per mantenere il deficit al 2,4% del Pil nel 2017. Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, si dice però preoccupato per la mossa che Renzi vuol compiere, in quanto «la sua richiesta di flessibilità danneggia gravemente l'Italia dal punto di vista del tasso di crescita futuro del Pil».

 

Perché Professore?

Se il tasso di crescita e l'inflazione sono bassi, non si può avere un deficit di bilancio molto diverso dal 2% del Pil se si vuol riuscire a far scendere il rapporto debito/Pil. E se non lo si fa, le valutazioni sulle banche (che posseggono debito pubblico) e in genere sull'Italia, che è in una situazione di alto indebitamento, finiscono per rallentare il flusso degli investimenti internazionali e mettere ancora più in difficoltà i nostri istituti di credito. Quindi, se Renzi fa questa operazione danneggia la nostra crescita.

 

Meglio quindi portare il rapporto deficit/Pil all'1,8% come previsto?

Se lo si facesse avremmo una riduzione del rapporto debito/Pil che darebbe agli operatori economici la sensazione che l'Italia sta alleggerendo il suo fardello di indebitamento e avremmo un maggior flusso di investimenti, perché non ci sarebbe il timore che il rifinanziamento del debito possa andare fuori controllo. Del resto le politiche di Quantitative easing della Bce non sono eterne e c'è quindi il rischio che prima o poi sul nostro debito pubblico saremo chiamati a pagare interessi notevolmente superiori agli attuali.

 

Mi scusi Professore, ma non chiedere la flessibilità vorrebbe dire mettere in atto una politica restrittiva proprio quando ci troviamo in una situazione di crescita zero..

Guardi, se Renzi chiedesse la flessibilità per gli investimenti, per esempio nell'ordine dello 0,3-0,5% del Pil, questa darebbe luogo a una maggiore crescita, perché l'investimento ha un moltiplicatore della domanda superiore alla spesa corrente, la quale oltretutto ha una componente estera maggiore dato che spesso si traduce in un aumento delle importazioni. Sarebbe quindi meglio finanziare con la flessibilità degli investimenti, visto che la bassa crescita dipende per il 70% dallo scarso livello di investimenti sia pubblici che privati.

 

Lei quindi contesta più l'uso che ne viene fatto che la flessibilità in sé…

L'utilizzo del margine di flessibilità per gli investimenti genererebbe, oltre alla crescita, una ricchezza futura. Non dimentichiamo che l'Italia in alcuni settori, specie nelle infrastrutture tecnologiche, è in ritardo. Avremmo quindi una ricchezza che rimane e non un consumo che sparisce. Del resto che la tesi di Renzi sia sbagliata lo dimostra il fatto che tutte le flessibilità che ha finora utilizzato non sono servite a migliorare la crescita, ma anzi a portarci alla crescita zero. È assurdo quindi continuare a chiedere questo tipo di flessibilità.

 

Ma non sarebbe un bene ridurre una tassa come l'Ires o il cuneo fiscale come vorrebbe fare Renzi con il margine di flessibilità che intende chiedere?


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