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GEO-FINANZA/ Sapelli: la nuova battaglia per vincere l'eurocrazia

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In questo contesto, apprendere che i capi di governo delle tre più importanti nazioni europee, dopo la Brexit, ossia Germania, Francia e Italia, si incontreranno a Ventotene non può che aprire i nostri cuori insieme alla speranza e al timore, all’angoscia. Perché la speranza? Ma è evidente: è la speranza che si trovi finalmente un percorso democratico e non tecnocratico di costruzione di una possibile unità continentale europea cementata da un Parlamento europeo dotato di tutti i poteri che la teoria democratica affida alla rappresentanza del popolo sovrano, secondo il modello federalista nordamericano.

Questa è l’unica formula che può consentire la sopravvivenza di un’Europa che ha sì una moneta unica, ma che non ha nessuna istituzione politica unitaria che possa prefigurare la costruzione futura di uno stato unitario continentale. Se ciò non accadrà, l’Europa non potrà che sprofondare nella lunga stagnazione da deflazione che si è appena affacciata all’orizzonte e che si accompagnerà alla lenta distruzione della possibilità della convergenza economica tra le nazioni europee.

La paura, l’angoscia, il timore, sono alimentati dal fatto che neppure questa volta si voglia percorrere questa strada e rimandare gli appuntamenti con la storia. Se così fosse, per l’Europa non potrà che iniziare una sicura decadenza. Forse i capi di governo avrebbero dovuto simbolicamente darci la speranza anche con i loro comportamenti. Forse non dovevano scegliere la Portaerei Cavour (grande nave che fa onore all’Italia) per riunirsi, ma dovevano invece incontrarsi direttamente e più a lungo su quell’isola che ha ospitato l’utopia di un’Europa ben diversa da quella di oggi e che non dobbiamo mai smettere di voler costruire.

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