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IL CASO/ La "furbata" di Ryanair che può servire al nostro Pil

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Andiamoci piano a celebrare O’Leary, è uno che si fa solo i fatti suoi e che non regala niente a nessuno. Segnatamente, se ne strafrega di Renzi e di Delrio ed è prontissimo a mollarli alla prossima tassettina che dovessero imporgli. Però gli servono rotte attraenti per i suoi clienti: e l’Italia ne ha. Lui, peraltro, si è sempre fatto pagare dagli enti locali per non rischiare un centesimo piazzando i suoi aerei negli scali periferici che, altrimenti, nessuna compagnia avrebbe servito: e ora non fa che accentuare questa sua linea di sempre. Ma ben venga, se porta turisti! Chiediamo ai salentini, quanto sia stata utile la presenza di Ryanair su quell’aeroportaccio di cartone di Brindisi, per portare benessere nella terra della Taranta; e chiediamo ai sardi se non preferirebbero più voli Ryanair anziché tribolare con quel che resta degli aerei dell’Aga Khan…

Dunque la soluzione è stata ancora una volta la leva del bonus fiscale. Si sa che le ristrutturazioni edilizie private sono state praticamente l’unica voce attiva dell’industria edilizia italiana lo scorso anno: secondo la Confindustria dei costruttori, l’Ance, “nel 2016 gli investimenti in riqualificazione degli immobili a fine anno dovrebbero aumentare di 1,3 miliardi, ossia l’1,9% in più rispetto al 2015. Merito degli incentivi fiscali per le ristrutturazioni edilizie e per l’efficientamento energetico”. Rieccoci: bonus fiscale, uguale sviluppo.

E il fenomeno del bed and breakfast? A parte il fatto che, per ora, è in gran parte ancora immerso nell’area dell’evasione totale, la componente che sta “emergendo” - grazie alle piattaforma più serie, come AirB&B - è quella di chi opta per affittare le sue stanze con la cedolare secca del 20% sugli introiti legati appunto alla “stanza in più”: e non sarà un caso se il gettito erariale della cedolare secca è passato da 0,7 a 2 miliardi di euro in un quinquennio.

Ma c’è di più. Rileggiamoci la recente relazione della Corte dei conti sui risultati della lotta all’evasione fiscale condotta dall’Agenzia delle entrate. Nel 2015, i controlli fiscali eseguiti sono stati poco più di 621mila e si sono drasticamente ridotti rispetto agli anni precedenti: di quasi il 4% sul 2014. Gli incassi versati dagli evasori individuati negli anni e costretti a pagare nel corso del 2015 sono arrivati ad appena 7,7 miliardi di euro, con una flessione rispetto al 2014 del 3,87%. L’ammontare delle imposte evase che gli ispettori del fisco sono riusciti a trovare è calato del 17,7% da un anno all’altro. Non a caso, in una lunga intervista con Il Sole 24 Ore, proprio ieri la direttrice dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi ha annunciato che in futuro le indagini finanziarie saranno fatte solo se strettamente necessarie, mentre sempre più spesso il fisco invierà ai contribuenti in odore di evasione lettere preventive per invogliare - e indurre - all’adesione spontanea dei riottosi a una maggior fedeltà fiscale. Aiuteranno l’imminente inizio della fatturazione elettronica tra imprese e la dichiarazione 730 precompilata.

Insomma, meno faccia feroce e più “mettiamoci d’accordo”: come nei paesi fiscalmente civili. Che sia una strategia vincente, è presto per dirlo. Che quella finora seguita sia stata perdente è invece poco ma sicuro.

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