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Economia e Finanza

IL CASO/ La "furbata" di Ryanair che può servire al nostro Pil

Ryanair investirà 1 miliardo di euro in Italia. Ma solo perché il Governo ha deciso di concedere alla compagnia aerea un bonus fiscale. Il commento di SERGIO LUCIANO

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Che c’entra Ryanair con le ristrutturazioni edilizie, il bonus-bebè, le rottamazioni delle auto, gli sgravi per l’adeguamento energetico delle case e il boom dei bed-and-breakfast? C’entra: perché sia per convincere il furbissimo e pazzoide patron della celebre compagnia aerea low-cost Michael O’Leary a investire nel nostro Paese, sia per incoraggiare il signor Rossi a ricavare una stanza in più a casa sua cambiando i muri divisori per dare spazio ai figli che crescono, sia per convincere il signor Bianchi a cambiarsi la macchina, sia per far troncare gli indugi al signor Verdi e indurlo a cambiare la vecchia caldaia del riscaldamento, sia per far venire al signor Azzurri la vogli di affittare la stanza in più della loro casa a Milano sulle varie piattaforme web che offrono la formula del bed and breakfast… ebbene, per tutte queste cose servono bonus fiscali. Servono e - miracolo! - funzionano.

Detta diversamente: quel po’ di economia italiana che non è ferma, ingessata e paralitica o cresce perché esporta - onore al merito, ma saranno al massimo 50 mila imprese - o cresce perché il fisco l’aiuta. Ma il bello è che se questi aiuti vanno a premiare (ovvero: facilitare) nuove attività economiche, non costano niente allo Stato, anzi, portano nuovi introiti fiscali, che altrimenti non ci sarebbero. Chiaro? A tutti, ma non alla Commissione europea, che ha sempre scoraggiato questo genere di iniziative, orientata com’è a pensare che tutti i cittadini dell’Unione siano abituati a pagare le tasse. Grandissima cavolata. Innanzitutto, anche i tedeschi evadono a manetta. Ma soprattutto i popoli del Sud-Europa proprio ce l’hanno nel sangue l’evasione fiscale, la vivono come una legittima difesa atavica contro governi di solito stranieri e invasori, e la loro “compliance” fiscale - come gli esperti definiscono l’adesione spontanea alle regole del fisco - diventa una barzelletta.

Ebbene: onore al merito di Matteo Renzi e del suo ex-collega sindaco e tuttora bravo (e indipendente) ministro Graziano Delrio per aver capito che il ricatto di O’Leary (perché di ricatto si è trattato) era di quelli cui conviene cedere. Come? Dandogli un bonus fiscale. Perché è questo che aveva chiesto l’imprenditore: via il rincaro della tassa aeroportuale, altrimenti me ne vado. Da Pescara per iniziare, e poi via via anche dagli altri aeroporti. Forse non l’avrebbe poi fatto, ma la minaccia s’è fatta sentire. (Peccato che il comune contribuente non possa fare altrettanto: “Caro Stato, o mi riduci le tasse o io me ne vado…”: ma questa iniquità è un altro discorso).

E così Renzi ha ceduto e ha accontentato O’Leary. Il rincaro della tassa municipale di 2,5 euro che avrebbe dovuto scattare dal primo settembre prossimo è stato annullato - ora saranno grane per i comuni che ci contavano, ma anche questo è un altro discorso - e il matto irlandese ha vivamente elogiato - e contraccambiato - Renzi e Delrio presentando un mega-piano di investimenti che, se sarà mantenuto, gioverà all’economia italiana molto più dei soldi cui per ora i municipi sono costretti a rinunciare.

O’Leary ha annunciato che investirà 1 miliardo per comprare 10 nuovi aerei da utilizzare verso le mete italiane, con 44 nuove rotte, di cui 21 presso gli aeroporti di Roma e Milano e 23 presso gli scali regionali: “Cresceremo di 3 milioni di passeggeri, passando dai 32 milioni del 2016 a 35 milioni nel 2017, e genereremo 2.250 posti di lavoro presso gli aeroporti italiani”.