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SPY FINANZA/ Portogallo-Spagna-Italia, il domino spacca-Europa

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Cosa potrebbe sostanziare un crollo? La Fed, in primis. Un attacco hacker russo, ovviamente finto e fatto in casa dagli Usa per giustificare il fatto che le Borse si schiantano per colpa di Putin e non perché sono in bolla. Oppure ciò che temono i fund manager interpellati da Bank of America: un rinnovato timore per la tenuta dell'eurozona. 

Direte voi, com'è possibile? Gli spread sono tenuti bassi dalla Bce, la quale nel frattempo sta comprando anche l'aria per permettere alle aziende di finanziarsi sul mercato. Vero, però ci sono due variabili. La prima è l'economia reale, la quale a differenza delle Borse fa letteralmente pietà, basti vedere il nostro ultimo dato del Pil o i tassi di disoccupazione nell'Ue. Secondo, quello che ci mostra il grafico a fondo pagina. Se infatti le nostre banche sono sotto pressione per la mole enorme di non performing loans che detengono, c'è un'altra criticità che sta emergendo nell'eurozona: le banche portoghesi, debolissime, hanno quasi raggiunto quelle italiane nella non invidiabile classifica del doom loop, ovvero il circolo vizioso tra debito sovrano e detenzioni bancarie.

La logica è chiara e semplice: più uno Stato emette debito, stimolato dagli acquisti della Banca centrale che garantisce rendimenti sotto zero in molti casi, più le banche commerciali comprano quel debito, certe della garanzia governativa sullo stesso, implicita o esplicita che sia. Ma se i bilanci delle banche peggiorano a causa delle sofferenze, questo di fatto porta a un impairment della garanzia governativa finale sul quel debito. Insomma, basta uno shock sugli spread e da un lato gli Stati vedono deteriorarsi la loro posizione fiscale e, dall'altro, le banche pagano dazio alle loro enormi detenzioni sovrane. Insomma, il 2011. 

Bene, oggi le banche portoghesi detengono debito sovrano pari al 10% degli assets totali, in aumento dal 7% di soli due anni fa: avanti di questo passo, nel 2018 arriveranno al nostro livello di esposizione. Il problema è che il Portogallo ha un ratio debito/Pil del 129% e ha mancato, insieme alla Spagna, i propri obiettivi di deficit per il terzo anno di fila: a causa della crescita in ulteriore rallentamento, le proiezioni di budget rischiano quindi di essere ancora una volta ottimistiche e potrebbero portare a tensione. Ed essendo il debito portoghese eligibile agli acquisti della Bce solo perché ritenuto investment grade dall'agenzia canadese Dbrs, mentre per le "tre sorelle" è junk, se si arrivasse a un downgrade, sarebbe la catastrofe: senza il backstop di Francoforte, lo spread portoghese volerebbe alle stelle e contagerebbe immediatamente quello spagnolo, visto che le banche iberiche sono estremamente esposte verso quelle lusitane. 

E non ci vuole molto, perché un calo del 15% nel prezzo dei bond sovrani eroderebbe il 35% del capitale delle banche italiane, il 22% di quelle portoghesi e il 18% di quelle spagnole. Capito perché è tornata di moda l'ipotesi di frantumazione dell'eurozona sui mercati? Senza scordare le tensioni che innescherà il referendum costituzionale di novembre, visto che - casualmente - molti operatori e osservatori di fatti economici hanno già detto che avrà un impatto maggiore del Brexit sui mercati. Peccato che nessuno vi dica queste cose, meglio spaventarvi con l'Isis alle porte di Roma e i lupi solitari in agguato al supermercato. 

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