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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Portogallo-Spagna-Italia, il domino spacca-Europa

La disintegrazione dell'Ue torna a essere la preoccupazione principale dei mercati. MAURO BOTTARELLI ci spiega come ciò sia possibile nonostante l'apparente calma degli spread

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Siamo veramente al delirio. A Como ci sono 500 clandestini accampati nel parco adiacente alla stazione ferroviaria, vivono e fanno vivere residenti e turisti in condizioni igieniche da favela, ma nei tg l'unica notizia, a parte Salvini vestito da poliziotto, è la minaccia dell'Isis all'Italia attraverso i cosiddetti lupi solitari. Io capisco che essere bipolari sia di moda, ma fate pace col cervello, cari colleghi: un Paese nel mirino del terrorismo lascia centinaia di sconosciuti vagare per le proprie città? Certo, il rischio del matto che fa strage in nome di Allah c'è sempre e dappertutto, ma è chiaro che se, in nome di un supposta accoglienza, fai entrare chiunque nel tuo territorio, magari il rischio si alza un filino. 

Ora, provate a ragionare in altro modo, per un istante. Guardate il grafico a fondo pagina, il quale ci mostra i risultati del sondaggio mensile che Bank of America compie tra i fund managers riguardo il tail risk maggiormente temuto (ovvero, l'evento di mercato improbabile ma potenzialmente letale). Bene, come vedete la minaccia terroristica globale è in fondo alla lista ad agosto, mentre a luglio nemmeno compariva: ovviamente, dopo Nizza e la Germania, c'è il timore per qualche depresso in più che sparacchia a caso. Guardate però cosa c'è in cima alla classifica, saltata fuori dal nulla rispetto a luglio: la disintegrazione dell'Ue. E da dove salta fuori questo timore? Cosa lo sostanzia? Parecchie cose di cui non vi accorgete, per il semplice fatto che non ve le dicono. 

Primo, quel gran filantropo di George Soros ha appena portato ai massimi la sua posizione short sugli indici azionari statunitensi: di solito, il maledetto ci azzecca. Secondo, grazie alle politiche da psicopatici delle Banche centrali, questa settimana i bond con rendimento negativo - sia sovrani che corporate - a livello globale hanno toccato un controvalore di 13,4 triliardi di dollari, in aumento dai 13,1 triliardi della scorsa settimana: in parole povere, un quarto dell'intera economia globale ha tassi di interesse negativi. E se la Fed a settembre decide di alzare, anche solo di un quarto di punto? Terzo, nel silenzio tombale dei media, troppo impegnati a dare la colpa ai russi anche per le zanzare, sul finire della scorsa settimana Deutsche Bank, colosso al collasso e in vista di nazionalizzazione, ha pubblicato uno strano report. 

Eccone l'estratto più interessante: «Lo status quo (dei mercati, ndr) potrebbe continuare per parecchi anni, se nulla rompesse il sistema, ma senza uno shock economico esterno sarebbe difficile vedere i politici essere preparati a intraprendere azioni fiscali drammatiche per far ripartire l'economia globale e farla uscire dalla repressione finanziaria, caratterizzata da rendimenti reali bassi e in calo per portarla verso una come rendimenti nominali in rialzo e aspettative inflazionistiche in aumento... Ironicamente, lo shock di cui abbiamo bisogno richiede un collasso degli assets a rischio, al fine di mandare davvero nel panico i politici e ottenere uno stimolo fiscale in grande stile». 

Insomma, una banca che gli ultimi stress test Zew hanno detto essere a rischio fallimento in caso di scenario avverso sui mercati (rischia di perdere 19 miliardi di euro, quando ne capitalizza solo 17) auspica un crollo azionario sostanziale - 30-40% - per ottenere quanto serve. Ovvero, più Qe! Sono dei tossicodipendenti da debito e tassi a zero, l'economia mondiale è marcia nel midollo. Il problema è che se Deutsche Bank scrive certe cose, non lo fa a caso o per riempire i fogli di carta.