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SPILLO/ I "soliti sospetti" su Mps e i voti chiave per le banche italiane

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Le incognite sull'attuazione del piano Jp Morgan sono infatti molte. I 6 miliardi di sofferenze che verranno "cartolarizzate" con garanzia pubblica sono tantissimi e di incerta collocabilità, tanto che Jp Morgan farà al Monte un prestito-ponte (profumatamente remuneratole) che permetterà di scorporare le sofferenze in una bad-bank per poi con calma cercare di piazzarle. E l'aumento di capitale? Mps ha già drenato danaro fresco per 8 miliardi negli ultimi due anni, dopo l'uscita della gestione Mussari. Tolta Mediobanca, nessun istituto italiano vi prenderà parte. E a collocarlo non c'è alcun consorzio "di garanzia": la promessa delle banche consortili, per dirla in gergo, è quella di fare il "best effort", il massimo sforzo per collocare. Al consorzio, oltre a JpM e Mediobanca, stanno aderendo in tanti, troppi per spartirsi un affare che apparisse davvero buono: Citi, Credit Suisse, Bank of America-Merrill Lynch (altra vecchia conoscenza dell'operazione Antonveneta, come s'è visto), Santander e Deutsche Bank, Bbva, Société Générale e Commerzbank.

Il particolare che l'operazione sia stata in sostanza varata nella sala da pranzo di palazzo Chigi durante una colazione col premier del capo di Jp Morgan James Dimon e il suo luogotenente europeo Vittorio Grilli - ex direttore generale del Tesoro e poi ministro dell'Economia nel governo Monti, collega e rivale di Corrado Passera che "reggeva" lo Sviluppo economico - basta da solo a far capire quanto poco sia "di mercato" l'intera operazione.

Che la controfferta, in zona Cesarini, di Passera con Ubs sia stata cestinata senza approfondimenti, diciamolo, appare il minimo, alla luce di simili pressioni e simili poteri in gioco. Mettersi contro la più grande banca del mondo, ammanicata in quel modo con il governo... Ma in che film? Peccato, però. Perché il piano-Passera aveva qualche atout oggettivo. Intanto, la credibilità del firmatario, perché - senza nulla togliere al gran lavoro fatto da Fabrizio Viola, l'amministratore delegato del Monte che ha retto la gestione semi-commissariale del dopo-Mussari - ai mercati piace l'idea che ci sia un altro "supereroe" capace di sollevare la croce e garantire il successo. Magari non ci riuscirebbe, ma...fa sognare. E poi il piano Passera-Ubs chiede meno soldi al mercato come capitale e sembra industrialmente molto solido.

È acqua passata. Ma bisognerà seguire il dipanarsi delle faticose compatibilità del piano A. Tra una pletora di banche cooperanti, ma pur sempre concorrenti fra loro; e un'oggettiva scarsità di pretendenti all'investimento. Certo, dietro c'è il governo. Ma l'aumento di capitale difficilmente si compirà prima del referendum costituzionale. Che finirà con l'essere un referendum multi-task: sulla Costituzione, sul premier e sul Monte.

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