BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA E POLITICA/ Gros (Ceps): banche e flessibilità, l’Italia sta sbagliando

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi (Lapresse)  Pier Carlo Padoan e Matteo Renzi (Lapresse)

Le banche rappresentano un problema molto serio per l’Italia. A ribadirlo è Daniel Gros, Presidente del Centre for European Policy Studies (Ceps) di Bruxelles, che oggi sarà ospite del Meeting di Rimini per parlare di “Presente e futuro dell’Eurozona”. E dal vertice Renzi-Merkel-Hollande in programma domani a Ventotene il Professore tedesco, laureatosi a Roma, non si aspetta un risultato importante o utile. Anche perché la richiesta di flessibilità sui conti pubblici che il nostro Premier sembra intenzionato a chiedere «non è nell’interesse dell’Italia».

 

Professore, come vede la situazione dell’Eurozona?

Alcuni meccanismi negli organismi di govenance non funzionano bene, in particolare quelle regole che dovrebbero costringere i governi nazionali a fare cose che da soli non farebbero. In generale, invece, il sistema, l’economia dell’Eurozona, non va tanto male, a parte i problemi specifici di due paesi.

 

Immagino che uno sia la Grecia. E l’altro?

Sì, uno è la Grecia. L’altro è l’Italia.

 

Quali sono i problemi del nostro Paese?

Fondamentalmente la bassa crescita.

 

E questo problema si risolve con le riforme strutturali di cui si parla da diversi anni?

Teoricamente sì, nella realtà purtroppo nessuno ha ancora capito quali sono le riforme che risolverebbero il problema, perché in Italia ci si è mossi tanto, non passa anno senza che vi siano riforme, ma la crescita non torna comunque.

 

Si tratta di un problema di scarsa incisività delle riforme adottate oppure di settori in cui non vengono applicate?

Secondo me, quello di cui ha bisogno l’Italia non sono tanto riforme intese come cambiamento delle leggi. Occorre incidere di più nelle norme riguardanti le amministrazioni locali, regionali e tutto quel sottobosco di partecipate pubbliche. Senza dimenticare il settore bancario che rappresenta un problema molto forte.

 

Sempre a proposito di riforme, in questi giorni abbiamo visto importanti organi di stampa internazionali esprimere preoccupazione per il referendum costituzionale italiano, che viene considerato addirittura più importante di quello sulla Brexit. Secondo lei, è esagerato questo paragone?

No, direi che per l’Italia ha un’importanza ancora maggiore, per l’Eurozona potenzialmente anche. Non tanto per l’argomento in sé, ma per il segnale che può dare, magari se vince il populismo.

 

Recentemente lei si è espresso contro la scelta di non sanzionare Spagna e Portogallo per aver sforato il deficit concordato con Bruxelles. L’Italia, a quanto pare, vuol chiedere altra flessibilità all’Europa. Cosa ne pensa?

Penso che sia sbagliato per l’Italia, non è nel suo interesse nel lungo termine. Ma la Commissione europea si è messa in una situazione in cui non può più sanzionare nessuno. L’Italia presenterà di nuovo un programma in cui chiederà anche quest’anno un po’ più di flessibilità dicendo che nel 2017 farà poi uno sforzo grandissimo di rientro. Le verrà quindi concessa, ma poi tra un anno l’Italia troverà un’altra scusa per chiedere di rinviare lo sforzo.

 

Domani è in programma il vertice di Ventotene tra Renzi, Merkel e Hollande. Cosa si aspetta considerando che si incontrano i leader dei tre principali paesi europei dopo l’addio della Gran Bretagna all’Ue?

Purtroppo non prevedo un risultato molto importante o utile. Per esempio, sulla flessibilità la Merkel dirà che tocca giustamente alla Commissione europea esprimersi. Sull’Eurozona c’è un passo importante che si potrebbe fare, perché c’è un pacchetto sul tavolo che riguarda il completamento dell’Unione bancaria con la garanzia comune dei depositi e la fissazione di un tetto al possesso di titoli di stato da parte delle banche. Sarebbe una cosa da fare, ma purtroppo non si farà, anche perché in Italia questo compromesso non sembra accettabile.

 

Se fosse accettato si creerebbe un problema enorme per le banche italiane che già non se la passano bene…


  PAG. SUCC. >