BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TASSE E POLITICA/ Totò, Renzi e la manovra "impossibile" per l'Italia

Pubblicazione:martedì 23 agosto 2016

LaPresse LaPresse

La sensazione è che su questi temi la capacità esecutiva del governo si sia indebolita, stretto com’è tra la frenata imprevista del Pil, che ci risospinge sul banco degli imputati di Bruxelles, l’incognita del referendum e la (da essa accresciuta) necessità di non bruciarsi consensi con qualche “no” impolitico: l’apertura sul rinnovo contrattuale degli statali difficilmente può essere letta in modo diverso; la cautela sui tagli (pur annunciati, per carità, dopo decenni di rinvii) alle municipalizzate, idem; l’evanescenza degli impegni sui frutti contabili della spending review e della centralizzazione degli acquisti di beni e servizi sulle 35 piattaforme di e-commerce coordinate dalla pubblica Consip, anche.

Perché alla fine è questa la contraddizione in termini di Renzi e del suo governo. Fin quando la rottamazione era un modello promesso dall’esterno della cabina di regia, ha portato a Renzi il consenso dei malcontenti. Ora che lui è al governo e che la rottamazione è entrata fra le sue facoltà, esercitarla davvero a 360 gradi genera malcontenti di tipo diverso, che gli si possono ritorcere contro con più forza dei consensi suscitati presso altre fasce di elettorato; mentre d’altronde rinunciare a rottamare gli sottrae il consenso originario di coloro che auspicandola lo avevano votato.

Ben consapevole di tutto questo, Renzi - da giocatore d’azzardo - ha spinto l’acceleratore sul combinato disposto della riforma costituzionale e dell’Italicum, convinto di poter contare su una più lunga durata della sua popolarità per vincere le elezioni con un suo governo monocolore (grazie al superpremio di maggioranza) e in un Paese più facile da governare (grazie alla riforma). Ma le sue intemperanze che lo hanno reso antipatico a molti, la frenata del Pil e una serie di errori di comunicazione clamorosi gli si sono ritorti contro e ora Renzi rischia tutto in ogni caso: se perde il referendum, deve andare avanti (l’ha finalmente fatto capire, dopo aver ripetuto per un anno che in caso di sconfitta sarebbe andato a casa!) indebolito come un’anatra zoppa all’americana; e se lo vince e si torna alle urne con l’Italicum, rischia comunque di consegnare il Paese a un monocolore…grillino.

La storia di solito si fa beffe dei programmi dei lìder maximi. Ma chi ha buona memoria sa bene che di queste beffe della storia sono poi i cittadini a ridere meno di tutti.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.