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Economia e Finanza

TASSE E POLITICA/ Totò, Renzi e la manovra "impossibile" per l'Italia

Tra Renzi e la minoranza del Pd si accende una polemica sulle tasse, ma resta da capire come il Governo opererà davvero sul piano fiscale. Di SERGIO LUCIANO

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Chissà se l’aria di Capodichino, scalo aeroportuale obbligato verso Ventotene, ha ricordato a Matteo Renzi il mitico sketch di Totò in “Miseria e nobiltà” sul “paltò di Napoleone”. Per i pochi italiani cui la Rai non abbia (peraltro meritoriamente) inflitto una delle centinaia di repliche del film, ecco un breve memorandum. La famiglia di Totò è talmente povera che pur di sfamarsi deve impegnare tutte le suppellettili al Monte dei Pegni o direttamente dal pizzicagnolo. Terminati gli oggetti di sicuro valore, Pasquale, amico di Totò, si risolve a impegnare anche il proprio paltò, ovvero il cappotto. Chiede quindi a Totò stesso di impegnarlo, istruendolo sulla spesa da fare poi col denaro ricavato dal pegno: e lì la scena si dilunga per alcuni spassosissimi minuti con dettagli di prelibatezze e leccornie, finché Totò lo interrompe bruscamente per chiedergli: “Scusa Pasquale, ma qui dentro c’è il paltò di Napoleone?”.

Ecco, in questo dibattito sulle tasse da tagliare il governo e l’opposizione somigliano al film di Totò. Renzi strapromette - l’ottimismo non gli fa difetto, perché tifa per la “sua” Italia (cioè per se stesso come capo dell’Italia) e il tifo, come sanno anche i nostri campioni del volley, a volte deforma la visuale sulla realtà. Padoan ancora non lo modera, anche perché - tanto - è chiarissimo che ancora una volta l’ultima parola sui fatti nostri l’avrà la Commissione europea, cui abbiamo delegato la gran parte della nostra sovranità. E quindi sarà l’Europa a decidere “quanta flessibilità” concederci. Quindi discutere su “come spendere” questi margini ricorda la conversazione tra Totò e l’amico.

Perché una cosa è chiara, e neanche Renzi la nega: che cioè solo derogando ai vincoli di Maastricht e ritornando a sforare il rapporto deficit/Pil di oltre il 2% troveremo i soldi necessari per introdurre nella Legge di stabilità le misure soprattutto fiscali di stimolo alla crescita che tutti auspicano. Quanti soldi? Il Monte dei Pegni che dovrà giudicare quanto vale il nostro cappotto, cioè quanta flessibilità concederci, sta a Bruxelles.

Detto questo, e tornando nel cortile italiano, va pur segnalata l’ennesima polemicuzza mediatica diversiva tra l’inesistente sinistra Pd e il premier. La sinistra, per bocca di Roberto Speranza - un nome che è in realtà, per Renzi, non una speranza ma una certezza di potere eterno, dipendesse da costui - ha appunto polemizzato sulle nuove promesse di tagli alle tasse, alzando a Renzi una palla che nemmeno lo Zar del Volley avrebbe giocato meglio: “Una parte dei politici italiani pensa che ridurre le tasse sia un errore”, ha commentato il boy-scout di Rignano: “Esponenti della minoranza del mio partito...Non è fantastico?”. Uno a zero e palla al centro. Abbandonando ogni Speranza, torniamo alla realtà.

E qui, nella realtà, come stanno le cose? Sulla base di quanto palazzo Chigi (non l’Economia, dove Padoan tace e per ora acconsente) lascia trapelare sui giornali fiancheggiatori, la riduzione dell’Ires dal 27% al 24% nel 2017 risulterebbe confermata. L’Ires è quanto pagano le aziende sugli utili ante imposte. Tre punti di taglio non sono pochi. Incognita: non è che da qualche altra parte l’erario prepara il recupero del gettito che perderà da questa?È capitato molto volte. E poi: cosa resta alle aziende che utili non ne fanno, e che più di tutte avrebbero bisogno di pagare meno tasse sulle altre voci del bilancio (leggi: Irap e Imu)? Si vedrà.