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VERTICE VENTOTENE/ I tentativi andati a vuoto di Renzi

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Matteo Renzi, François Hollande e Angela Merkel (LaPresse)  Matteo Renzi, François Hollande e Angela Merkel (LaPresse)

Quanto alle speranze di aver lanciato a Ventotene la futura guida l’Europa, Angela Merkel ha sottolineato che “questo è uno dei tanti incontri che precedono il vertice di Bratislava”. Nessuna scortesia, nessuna voglia di sottovalutare l’impatto simbolico dell’appuntamento, ma un richiamo alla realtà, a mettere i piedi per terra come lei sa fare molto bene. Del resto, non c’è aria di grandi architetture o di svolte strategiche perché sia in Germania, sia in Francia incombono le elezioni del prossimo anno. Lo ha ricordato un giornalista a Hollande, citando la notizia che oggi in Francia fa le prime pagine: la candidatura ufficiale di Nicolas Sarkozy. Il presidente francese ha lasciato cadere visibilmente seccato. Ma la domanda è stata un richiamo alla prosaica verità quotidiana che sta dietro i voli pindarici spinelliani e le evocazioni storiche.

La strada è lunga e accidentata. Renzi ha annunciato che si voterà solo nel 2018, lo ha fatto alla vigilia del vertice anche per dare un messaggio ai suoi ospiti: davanti a voi non c’è un padrone di casa con un piede nell’uscio, l’Italia può garantire continuità. Tra un anno Hollande non ci sarà più, la Merkel non si sa (magari continuerà a guidare il Paese dietro le quinte), Renzi sarà ancora a palazzo Chigi. O no? In tutta Europa ormai si guarda al referendum italiano sulla riforma costituzionale come a una nuova Brexit. Probabilmente la preoccupazione è esagerata. Ma né la Merkel, né Hollande possono credere che nulla cambierà se vince il No.



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