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SPY FINANZA/ Le bolle pronte a far saltare la "stretta" della Yellen

Pubblicazione:mercoledì 24 agosto 2016

Janet Yellen (LaPresse) Janet Yellen (LaPresse)

Ma la Fed ha detto anche altro, anche in questo caso un argomento che non troverete sui grandi giornali e lo ha fatto nelle minute dell'ultimo Fomc: «Alcuni rappresentanti hanno espresso preoccupazione rispetto al fatto che un prolungato periodo di tassi di interesse bassi rischia di intensificare gli incentivi per gli investitori a caccia di rendimento e può portare a un'errata allocazione del capitale e prezzatura del rischio, questo con possibili conseguenze avverse per la stabilità finanziaria». Insomma, bolle ovunque e lo ammette anche la Fed: eppure gli spread sono compressi anche per l'alto rendimento, quindi la gente continua a comprare. E i dati parlano chiaro, perché dalla crisi finanziaria a oggi il controvalore del debito investment grade corporate statunitense è passato da 2 a 6 triliardi di dollari. Ma chi compra? Clientela retail interna (mutual funds ed Etf) e investitori esteri. Non vi ricorda qualcosa questa situazione? 

A me sì, a me ricorda la bolla del credito del 2006, quando furono proprio gli investitori retail (quelli che si scapicollavano a comprare case perché Bernanke assicurava loro che il mercato immobiliare non è mai caduto e mai cadrà) a essere massacrati per primi, insieme ai manager di fondi esteri, i quali comprarono Cdo e altra porcheria impacchettata e nominata con esotici acronimi: la prima ondata di crisi li spazzò via. Questa volta la questione è anche più grave, perché nell'intento di emettere sempre più debito per finanziare i buybacks e staccare dividendi e bonus, il mercato ha fatto triplicare il controvalore di quel debito, rendendo la bolla una mega-bolla. Se scoppia, ancora una volta a pagare per primi e a prezzo pieno saranno i clienti retail e gli investitori esteri, magari anche i fondi di investimento in cui avete piazzato i vostri risparmi. 

A fronte di uno scenario simile, vi sembra più verosimile che la Fed alzi i tassi o che si concentri sul secondo scenario, quello di una nuova recessione e di nuovo Qe? Tanto più che si sta sgonfiando anche l'ultima speranza per un rimbalzo dei prezzo del petrolio, un catalizzatore di mercato visto il peso del comparto energia sia sull'azionario che sull'obbligazionario high-yield. E una conferma indiretta ce la mostra il grafico più in basso e ci arriva dal Messico, il cui governo ha cominciato a comprare in punta di piedi contratti petroliferi per il 2017 al fine di bloccare e fare hedging sulle fluttuazioni dei prezzi futuri, ma lo ha fatto a giugno, quando le valutazioni dei futures erano quasi al loro picco. 

Il Messico è un vero e proprio barometro, perché la sua attività di hedging si è sempre rivelata vincente e, quindi, in grado di segnalare gli andamenti e i trend. Il Paese centroamericano solitamente comincia a comprare opzioni put tra fine agosto e fine settembre, ma quest'anno ha anticipato, quindi ha segnalato che il picco quest'anno è arrivato prima del previsto: il breakeven fissato dagli acquisti messicani è a 49 dollari al barile, prezzo che ci suggerisce come non ci si attenda che possa salire al di sopra di quel livello. 


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