BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ Le bolle pronte a far saltare la "stretta" della Yellen

Gli occhi dei mercati sono puntati a Jackson Hole, dove il discorso di Janet Yellen potrebbe fornire indicazioni sul possibile rialzo dei tassi Usa. Che per MAURO BOTTARELLI non ci sarà

Janet Yellen (LaPresse) Janet Yellen (LaPresse)

Com'era ovvio, la pagliacciata di Ventotene non ha sortito alcun risultato utile. D'altronde, cosa ci si poteva aspettare da un meeting di un'oretta scarsa, seguito da una conferenza stampa di rito sul ponte della portaerei Garibaldi? In compenso, la logistica degli spostamenti è stata più complessa di una rendition illegale della Cia. Una domanda: quanto è costata agli italiani questa ridicola messinscena? Non potevano farlo a palazzo Chigi il meeting, visto che se la sono cavata in fretta? O, meglio ancora, in videoconferenza, senza spendere un euro dei contribuenti italiani? Ma si sa, la politica vive di queste ridicole pantomime e Renzi, in tal senso, è politico vero, a tutto tondo.

Dunque, sulla flessibilità la Merkel ha già detto di attaccarci al tram, mentre sui migranti si è parlato del ricollocamento di qualche decina a partire da settembre, ovvero dopo il voto amministrativo a Berlino e in Pomerania: dovesse andare male e vedere Alternative fur Deutschland sfondare, tranquilli che quei ricollocamenti - già ridicoli di loro - ce li sogniamo. Per il resto, aria fritta. I mercati, di fatto, non hanno degnato nemmeno di uno sguardo quanto avvenuto sull'isola. Anche perché tutti gli occhi sono in realtà puntati sul discorso di Janet Yellen di venerdì all'annuale conferenza di Jackson Hole, l'unico driver vero di questa sonnolenta fine estate. 

Al riguardo, le opinioni degli economisti tendono a convergere sull'ipotesi che se l'economia statunitense dovesse confermarsi in buona salute, le possibilità di un rialzo si farebbero molto concrete: «Ci sarà un altro giro di vite quest'anno, la domanda è se settembre sia un'ipotesi sul tavolo. Le scuse sono poche, la Brexit non ha impedito i rialzi e le elezioni presidenziali di novembre non dovrebbero essere un fattore influente», ha detto Art Hogan, esperto di Wunderlich Securities. Che l'Istituto centrale agirà lo pensa anche Michael Gapen, economista di Barclays, a detta del quale un aumento dei tassi a settembre ci potrebbe essere se dovessero arrivare notizie particolarmente solide dal fronte economico e dell'occupazione. O

cchi puntati quindi a venerdì, giorno in cui è attesa la revisione intermedia del Pil del primo trimestre, mentre il 2 settembre è in calendario il rapporto sul lavoro di agosto. Sulla stessa linea anche Michael Gregory, economista di Bmo Capital Markets: «Un altro dato solido sull'occupazione farà molto nello spianare la strada a un incremento dei tassi a settembre» e, in tal senso, »Yellen potrà chiarire quanto devono essere positivi i dati in arrivo per convincerla ad aumentare i tassi di interesse». 

Tuttavia, in generale, a detta degli operatori di mercato, ci sarebbe un 50% di possibilità di giro di vite a settembre, mentre un sondaggio del Wall Street Journal ha messo in luce che il 71% degli economisti intervistati attende un rialzo al meeting del 13 e 14 dicembre. Peccato che nello scorso weekend la Fed abbia presentato un report dal titolo Gauging the Ability of the Fomc to Respond to Future Recessions, a cura del vice-direttore della divisione di ricerca e statistica della Banca centrale Usa. Un testo per addetti ai lavori, ma che, di fatto, porta a una sola, semplice conclusione: la Fed sta già lavorando su un nuovo scenario recessivo che include uno shock tale all'economia da rendere necessario, nel migliore dei casi, un intervento di stimolo da 2 triliardi di dollari, mentre nel peggiore di 4 triliardi di dollari. Di fatto, si ragiona su un'operazione che raddoppierebbe l'attuale stato patrimoniale della Fed.