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SPY FINANZA/ Le bolle "pagate" coi soldi di tutti

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Questa cosa non finirà bene, meglio prenderne atto con largo anticipo. Tre giorni fa, come ogni lunedì, la Bce ha reso noto che il valore del portafoglio di corporate bond acquistati nell'ambito del programma di ampliamento del QE è salito a 17,8 miliardi di euro, mentre il dato relativo ai bond acquistati sul mercato primario e sul mercato secondario resta fermo a fine luglio, con soltanto un 5,86% dei titoli comprati direttamente in fase di collocamento. 

Proprio su quest'ultimo tema, nelle ultime settimane è montato un dibattito tra gli addetti ai lavori, molti dei quali sottolineano come la Bce stia giocando un gioco pericoloso perché potrebbe trovarsi a finanziare operazioni di fusione e acquisizione (M&A) e di leveraged buyout da parte di grandi società, per giunta anche extra-comunitarie sebbene operative in Europa tramite società controllate di diritto europeo. E questo perché la griglia di condizioni che devono essere soddisfatte dai corporate bond per essere inclusi nel programma di acquisti della Bce non stabilisce né un taglio massimo dell'investimento o dell'emissione, né, nel caso di acquisti sul mercato primario, previsioni particolari relative ai motivi delle emissioni. In sostanza, gli unici veri vincoli sono il rating investment grade, una scadenza residua compresa tra 6 mesi e 31 anni e un limite massimo per la quota acquistata dalla Bce pari al 70% del valore dell'emissione. Insomma, distorsione nella distorsione. 

Ma c'è di peggio, perché solo Ionesco potrebbe descrivere in maniera adeguata l'assurdità in cui si sta trasformando il programma di acquisto obbligazionario della Bce: di fatto, la Banca centrale compra tutto senza alcun riguardo alla sicurezza di ciò che acquista e le aziende emettono debito a più non posso per una sola ragione, cioè che hanno la certezza che la Bce comprerà. È il paradiso dei venditori, tanto che l'operatività onnivora della Bce sui mercati del credito ha portato al paradosso in base al quale alcune aziende e banche di investimento stanno creando nuovo debito unicamente per l'acquisto dell'Eurotower. In due casi, la Bce ha comprato bond direttamente dalle aziende europee attraverso il cosiddetto private placement, pratica nella quale il debito viene venduto a un ristretto circolo di compratori senza la formalità di una vera e propria asta di mercato. 

Quali sono due effetti collaterali immediati di questa distorsione? Primo, uccidere i returns disponibili per altri investitori, ad esempio i fondi pensione. Secondo, caricare il sistema economico e finanziario con debito potenzialmente ultra-prezzato. Insomma, pur essendo entrata per ultima nel gran ballo del Qe, avendo cominciato solo nel 2015, anni dopo la Fed, la Bank of England e la Bank of Japan, diciamo che la Bce sta affrontando il programma di acquisto corporate con un certo fervore. In marzo, infatti, ha aumentato il controvalore degli acquisti mensili a 80 miliardi dai precedenti 60 e annunciando poco dopo l'inclusione dei corporate bond nella platea degli assets acquistabili. 

Insomma, Draghi vuole stupire o semplicemente la situazione è disperata? Diciamo entrambe le cose, ma con una prevalenza della seconda ipotesi, tanto che come vi dico da mesi l'Eurotower continua ad ampliare le categorie eligibili all'acquisto perché comincia a scarseggiare la carta con i requisiti necessari, visto che nel più chiaro esempio di cane che si morde la coda, gli acquisti di massa schiantano in negativo i rendimenti, tramutando sempre più assets in non acquistabili per statuto. 


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