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FINANZA E POLITICA/ Germania, la strategia che scarica l'Europa

Pubblicazione:venerdì 26 agosto 2016

Angela Merkel (Lapresse) Angela Merkel (Lapresse)

- La congiuntura offre però nuove occasioni di critica all'atteggiamento della Germania verso l'Eurozona. In barba a tutte le indicazioni in arrivo dal Fondo monetario internazionale e dal G-20, Berlino continua a inseguire, unica al mondo, l'obiettivo dell'azzeramento del debito. A nulla valgono gli inviti ad aumentare la spesa, nonostante il livello delle infrastrutture, dopo anni di austerità, lasci ormai a desiderare.

- Come detto, nel corso dell'ultimo anno il saldo commerciale è cresciuto di più nei confronti dei partner europei che del resto del mondo. Eppure l'equilibrio delle partite correnti, cioè la somma degli scambi commerciali con l'estero, è un requisito essenziale per l'equilibrio dell'Eurozona. Se la Germania volesse assolvere al ruolo di Paese leader dell'area dovrebbe iniziare a consumare i prodotti dei vicini, in modo da distribuire loro parte della sua ricchezza. Oppure destinare una parte delle sue ricchezze a investimenti nell'Eurozona o, al limite, all'interno del Paese.

Purtroppo non andrà così. La politica tedesca resta quella di sempre: la Germania, afflitta dal problema dell'invecchiamento progressivo della popolazione (con un deficit previdenziale in prospettiva assai peggiore di quello italiano), si guarda bene dal destinare una porzione crescente agli investimenti. Vale per le imprese private, attente a decifrare le conseguenze dell'uscita del Regno Unito dall'Unione europea. Vale soprattutto per lo Stato, che non intende procedere a una politica fiscale espansiva, sorda ai richiami internazionali che puntualmente si ripeteranno oggi a Jackson Hole, alla conferenza dei banchieri centrali. Va avanti, al contrario, la strategia di sterilizzare gli effetti di un'eventuale crisi dei Btp o dei Bonos, cercando di mettere in agenda, dopo il principio del bail-in bancario, un obbligo analogo per il debito pubblico, da scaricare in caso di default sulle spalle dei contribuenti. 

Alla faccia dello "spirito di Ventotene". 



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