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FINANZA E POLITICA/ Germania, la strategia che scarica l'Europa

I dati provenienti dalla Germania confermano l'aumento di surplus del commercio estero. Ma a Berlino non c'è intenzione di essere leader europei, spiega UGO BERTONE

Angela Merkel (Lapresse) Angela Merkel (Lapresse)

La Bundesbank vede rosa. Gli industriali e le famiglie no. È il bilancio che emerge dagli ultimi dati economici in arrivo dalla locomotiva tedesca, alla vigilia di un autunno delicato per frau Merkel e per l'intera architettura europea. Un puzzle da cui emergerà un possibile (ma non probabile) cambio di rotta della navicella europea per cui si prevedono tempi non facili. In sintesi: 

- Ieri l'indice Ifo, relativo alla fiducia delle imprese tedesche ad agosto, è sceso al livello più basso dal dicembre 2014 a 106,2 punti, sotto le stime degli economisti che prospettano un miglioramento a 108,5 da 108,3 di luglio. Il dato conferma le previsioni grigie emerse dal Pmi composito (l'indice delle intenzioni d'acquisto delle imprese) uscite a inizio settimana. "La fiducia delle imprese in Germania è chiaramente peggiorata", ha commentato il numero uno dell'Ifo, Clemens Fuest. Tra l'altro anche l'indicatore relativo alle condizioni attuali è sceso a 112,8 punti e quello sulle aspettative a 100,1. Il volume dei nuovi ordini è diminuito; il clima di fiducia si è oscurato, complice la Brexit, in quasi tutti i settori industriali, soprattutto nella chimica e nell'industria elettrica.

- Assai diversa l'opinione della Bundesbank così come è stata illustrata nel Bollettino Economico pubblicato il 17 agosto. "Ci sono le condizioni perché la Germania metta a segno tassi di crescita solidi nel secondo semestre dell'anno", si legge nell'analisi dei collaboratori di Jens Weidmann. E se le vendite all'estero hanno sostenuto l'economia tedesca nei primi sei mesi dell'anno grazie al deprezzamento dell'euro, il clima dei consumi in Germania - secondo la Bundesbank - dovrebbe essere favorito "dal positivo andamento del mercato del lavoro e dei consistenti aumenti dei salari reali".

- Gli ultimi dati a disposizione sull'import-export confermano infatti che l'economia tedesca, come accade da almeno otto anni, realizza un avanzo commerciale superiore al 6%, in barba ai trattati Ue. Nel 2015 il surplus è stato di 248 miliardi di euro, nuovo record assoluto con una crescita del 6,4%. Nel corso dell'ultimo anno il saldo commerciale è cresciuto di più nei confronti dei partner europei che del resto del mondo.

- I rischi di una frenata dell'export sono compensati dall'aumento dei consumi, conseguenza degli aumenti salariali benedetti dalla banca centrale e dalla maggior spesa pubblica che ha contribuito per lo 0,1% alla crescita del Pil (+0,4% nell'ultimo trimestre).

- Il fiore all'occhiello di Wolfgang Schaeuble è l'andamento del bilancio pubblico. Nei primi sei mesi del 2016 la Germania ha accumulato un attivo di bilancio di 18,5 miliardi di euro. Il costo dell'ospitalità garantita a oltre un milione di rifugiati non ha impedito un aumento del surplus di bilancio rispetto ai 18 miliardi del primo semestre 2015. Anzi, il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble può aspirare a un nuovo record: 35 miliardi di attivo nel 2016. Inoltre, una parte del tesoretto (pari all'1,2% del Pil) servirà a distribuire benefici tra gli elettori in vista di due scadenze molto delicate: presto si voterà a Berlino, città per tradizione difficile per Angela Merkel, e nel Land agricolo del Meclemburgo. Il surplus tedesco annulla così, a livello Ue, i passivi di Francia e Italia. E a favorire l'exploit contribuisce il basso livello del costo del denaro: i mercati stanno pagando un pedaggio pur di prestare soldi alla Repubblica Federale.