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MPS/ La domanda che riporta in scena Corrado Passera

Mps news: ci sono le premesse affinché qualcuno provveda ad archiviare il piano Jp Morgan-Mediobanca, e a rilanciare il piano Passera? Una domanda cruciale, spiega SERGIO LUCIANO

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MPS NEWS "Monte dei Paschi di Siena è una banca che oggi, come ho detto al Sole 24 Ore, è un bell'affare, a parte che proprio oggi è cresciuta di più del 40% e quindi è tornata a dei valori più consoni... Mps è una banca che ha attraversato vicissitudini pazzesche, non voglio parlare del passato, ma oggi è una banca che è risanata...". Era il 21 gennaio scorso e Matteo Renzi, presidente del consiglio, perse - intervenendo a Porta a Porta - una buona occasione per tacere su quella che però in quel momento era effettivamente parsa a molti come una svolta nel risanamento del Monte, cioè la chiusura di un aumento di capitale che portava a 8 miliardi di euro i fondi freschi attinti dal mercato all'indomani dell'uscita di scena della vecchia gestione Mussari, sotto l'egida - dunque -del nuovo tandem, il presidente (poi uscito) Alessandro Profumo (a gennaio scorso già dimessosi da mesi) e l'amministratore delegato Fabrizio Viola.

L'episodio merita periodica memoria sia per ricollocare nell'ambito, assai ridimensionato, dell'imprudente esternazione d'ottimismo quel discorso - e in generale quel genere di discorsi in materia finanziaria - del Premier, sia perché è proprio il confronto tra quelle aspettative, così improvvidamente esternate, e la realtà che spiega la nuova fase critica che la banca senese sta attraversando.

Dal 21 gennaio a oggi il titolo del Montepaschi ha perso il 66% circa del suo valore, altro che "banca risanata". E quel che è peggio, dal 27 giugno - ovvero all'indomani del verdetto degli "stress test" europei che l'hanno ovviamente classificata come unica banca italiana a corto di capitali, e dell'annuncio di un piano JpMorgan-Mediobanca che dovrebbe salvarla - ha perso un altro 39%, scendendo da 0,39 a 0,24 euro. Intanto, sempre tra il 27 giugno e ieri, l'indice Ftse Italia Banche, che rappresenta tutte le banche italiane quotate (compreso lo stesso Mps, che quindi abbassa la media) ha guadagnato terreno, salendo del 16%. Forbice tra i due andamenti, 55%.

La banca senese vale oggi in Borsa poco più di 600 milioni. Come farà a raccogliere i 5 miliardi di euro di aumento di capitale che il piano della banca più grande del mondo promette di raccogliere, e come farà a pagare in commissioni alla stessa Jp Morgan e a Mediobanca un importo pari alla sua attuale, totale capitalizzazione, cioè circa 600 milioni di euro?

Domande lecite, non è vero? E ne legittimano qualcun'altra, che infatti serpeggia ormai sempre più nitida tra le voci di Borsa. Come potrà aver mai successo un piano così complesso e ambizioso, se è stato così male accolto dal mercato e se sembra - anzi ad oggi è - così povero sul piano industriale, cioè sguarnito di un progetto gestionale che convinca? In effetti solo per pagare le commissioni sull'operazione il Monte dovrebbe investire l'utile di un anno. E con 5 miliardi si acquista oggi in Borsa il 35% del capitale di Unicredit!

Riecheggiano sinistre le critiche al progetto Jp Morgan Mediobanca mosse dall'autore del "contropiano", che il consiglio d'amministrazione del Monte dapprima pensò di interpellare e poi disdisse, Corrado Passera. Per "l'inventore" di Bancoposta, oltre che ex capo operativo di Intesa Sanpaolo, ovvero di una delle banche oggi più forti e sane d'Europa, il progetto di piazzetta Cuccia e della banca americana manca di visione e progettualità industriale. Che Passera riteneva invece di aver ampiamente inoculato nel proprio piano, che prevedeva tra l'altro - giusto promemoria - "una profonda pulizia dei crediti non performing (4.5 miliardi)", "una forte ripatrimonializzazione" (tra 6 e 7 miliardi, di cui solo 2,5 di aumento di capitale) e "un robusto piano imprenditoriale che assicuri un significativo recupero di redditività (ROE obbiettivo intorno al 10%)". E ancora: "Le sofferenze verrebbero ulteriormente svalutate di 1,5 miliardi raggiungendo il 68% di copertura"; "Gli Unlikely To Pay verrebbero svalutati di ulteriori 3 miliardi portando la copertura al 47% medio (le posizioni scadute oltre un anno raggiungerebbero lo stesso grado di copertura delle sofferenze)"; "un accordo con il fondo Atlante toglierebbe definitivamente dal bilancio Mps tutti i crediti in sofferenza senza, però, far perdere ai suoi azionisti il possibile recupero di valore che quelle posizioni ancora possono generare".