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FINANZA E POLITICA/ Così il terremoto cambia i piani del Governo

Pubblicazione:lunedì 29 agosto 2016 - Ultimo aggiornamento:lunedì 29 agosto 2016, 17.28

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Alcuni economisti hanno affermato che i lavori per la ricostruzione potranno essere essi stessi un impulso alla crescita: si tratterà un impulso debole e che si materializzerà tra qualche anno, mentre nel futuro prossimo le devastazioni causate dal terremoto non potranno non causare una riduzione del prodotto e del reddito nazionale. La deroga giuridica formale può essere estesa, ma il problema è sostanziale. Da un lato, è all'orizzonte un aumento mondiale dei tassi d'interesse (e, quindi, del costo del servizio del debito). Da un altro, dato che la metà circa del nostro debito è in mani straniere, sino a quando continueranno a darci fiducia e sino a quando gli stessi italiani compreranno titoli di Stato del nostro Paese e non di altri in condizioni finanziarie migliori?

Inoltre, pur sostenendo, come fatto più volte da questa testata, l'esigenza di un rilancio dell'investimento pubblico, è veramente il caso di puntare sugli "scampoli" della legge obiettivo o occorrerebbe ripensarne i contenuti: ad esempio, meno grandi opere e più difesa del suolo, manutenzione straordinaria, messa in sicurezza di abitati a rischio? È il ministero delle Infrastrutture in grado di riformulare i contenuti delle misure sull'investimento pubblico? Non sarebbe il caso di coinvolgere i corpi intermedi, ancora rappresentati in quel Cnel che si vuole sopprimere?

Sono interrogativi a cui è urgente dare una risposta.



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