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FINANZA E TLC/ Mediaset, Telecom e lo “zampino” dello Stato italiano

Pubblicazione:mercoledì 3 agosto 2016

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L’Italia sta diventando la terra di una battaglia nel mondo delle Telecomunicazioni e Media. Dopo l’annuncio da parte di Vivendi di non essere più intenzionata a prendere la maggioranza assoluta di Mediaset Premium, il panorama italiano è sempre più complicato. Vivendi, colosso francese, è ormai primo azionista di Telecom Italia e i suoi interessi per il mercato italiano sono sempre maggiori. Non a caso il gruppo francese si è detto intenzionato a prendere il 15% di tutto il gruppo Mediaset, piuttosto che la filiale legata al digitale terrestre a pagamento (con dei bilanci non proprio rosei).

Non è impossibile immaginare che Telecom Italia possa mirare anche lei al gruppo Mediaset, in tandem con Vivendi. Il mercato dei media e delle telecomunicazioni sta diventando un unicum, dove la capacità di avere presenza di molti contenuti diventa essenziale. Non è un caso che il gigante americano AT&T abbia acquisito per circa 50 miliardi di dollari DirecTV per avere una forte presenza anche nel settore Media. Non è altresì un caso che la stessa Amazon stia diventando produttrice di serie TV.

In Italia il panorama è ancora più complicato, anche perché il terreno di gioco è sporcato dall’invadenza dello Stato. In particolare nel mercato della banda larga, dove il Paese conta una certa arretratezza, il Governo ha cercato di intervenire indirettamente nella partita. Prima l’interventismo tramite Cassa depositi e prestiti e ora tramite Enel, ha evidenziato che il Governo non ha intenzione di lasciare al mercato uno sviluppo “libero”.

Può essere giustificato questo interventismo? Sicuramente ci sono alcune aree del Paese che possono vedere la creazione di bandi di gara per l’assegnazione di risorse (zone a fallimento di mercato) e quindi un certo interventismo è comprensibile (non giustificabile). Quello che non si comprende è perché deve essere un operatore come Enel a intervenire con la spinta diretta del Governo. I privati tramite anche alleanze hanno ormai la capacità e la forza finanziaria per spingere sugli investimenti.

Piuttosto c’è da capire quali siano stati i fattori che in passato hanno bloccato gli investimenti nel settore della banda larga. Sicuramente la debolezza di alcuni operatori ha avuto un impatto importante, ma anche altri fattori tipici dell’Italia non sono stati da meno: un Paese con un alto livello di analfabetismo informatico, un grado di burocrazia elevato pesante per gli investimenti e un livello di tassazione e incertezza tale che non aiuta certo a fare business plan di lungo periodo sono solo alcuni dei motivi per cui in Italia la banda larga non è decollata.

Gli ultimi piani aziendali delle società Tlc dimostrano che gli operatori privati credono ora nel mercato della banda larga. Oltretutto come dimostra l’unione tra Fastweb e Telecom Italia, il mercato va verso operatori sempre più grandi per far fronte a degli investimenti sempre più importanti. Inoltre, non è da dimenticare che la banda larga diventa sempre più importante nel mercato della telefonia mobile. Il 5G, che permetterà velocità elevatissime anche sui cellulari, è una realtà che vedrà la luce tra nemmeno cinque anni. Questa tecnologia necessita di investimenti sempre più grandi e questo dovrà passare tramite fusioni delle aziende Tlc, non solo a livello italiano, ma anche europeo.


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