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SPY FINANZA/ Mps e Unicredit, i "guai" nei radar dei mercati

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Palazzo Unicredit (Lapresse)  Palazzo Unicredit (Lapresse)

La banca, però, sottolineava lunedì il quotidiano tedesco Handelsblatt, ha annunciato al mercato che il miliardo di utile registrato lo scorso anno nel 2016 non si vedrà più. Le condizioni generali dell'economia sono diventate molto più difficili e i margini si sono ridotti: l'istituto ha registrato, nei primi sei mesi dell'anno, 372 milioni di euro di utile, circa la metà (645 milioni) rispetto al 2015. I margini di guadagno, complici i tassi negativi, sono sempre più risicati e, nel contempo, le regolamentazioni europee diventano più stringenti e mangiano letteralmente una quota del capitale: la Cet 1 Ratio della banca è sceso all'11,5% al 30 giugno scorso, mentre tre mesi prima era al 12%. 

Ed è sempre di lunedì la notizia, passata vergognosamente sotto silenzio dai grandi media, dell'espulsione di Deutsche Bank e Credit Suisse (-15% dalla pubblicazione degli stress test) dall'indice STOXX Europe 50 in base allafast-exit rule, una regola che prevede l'espulsione di un titolo se per due mesi consecutivi totalizza 75 o meno nelle liste selettive. In parole povere, negli ultimi due mesi il trading di DB e CS è stato talmente negativo da portare alla loro eliminazione dall'indice. E il primo grafico più in basso ci mostra che per DB i problemi potrebbero essere solo all'inizio: nazionalizzazione d'emergenza? 

E che dire dell'America, dove in questo caso il comparto sotto pressione non è quello bancario ma quello energetico, destinato a patire ancora di più ora che, come vi avevo preannunciato, il prezzo del petrolio è cominciato a scendere di nuovo, adesso sotto quota 40 dollari al barile. Bene, se la dinamica ribassista continua, verranno erosi i margini di profitto delle aziende, le quali taglieranno operatività e livelli occupazionali, incidendo sul dato del Pil Usa, già ridicolo nel secondo trimestre di quest'anno, attestatosi all'1,2%. Le banche, almeno le più grandi, sono già scappate a gambe levate dal comparto, sfruttando il rally da short-squeeze di qualche mese fa, durante il quale hanno obbligato le aziende con loro esposte a emissioni obbligazionarie record, con i proventi delle quali si sono fatti pagare quanto dovuto a livello di prestiti in essere. 

Restano però due criticità: primo, le banche piccole e medie che non sono riuscite a far pesare la loro forza e sono ancora pesantemente esposte. Secondo, quanto contenuto nell'ultimo grafico, il quale ci mostra il livello da manicomio dell'espansione dei multipli di utile per azione del comparto energia sullo Standard&poor's 500 di New York. Per come siamo messi oggi, senza un rimbalzo netto e sostenibile del prezzo del petrolio, le compagnie del comparto sono overpriced del 100% rispetto ai loro fondamentali. 

Cosa vi avevo detto che, alla fine, il frutto marcio di tassi a zero e Qe avrebbe reclamato un conto da pagare? 



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