BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UE vs APPLE/ Tim Cook "evade" a Dublino, Fca lo fa in Olanda...

Pubblicazione:mercoledì 31 agosto 2016

LaPresse LaPresse

Con i "leviatani" della tecnologia la prudenza non è mai troppa e — come insegna Evgeny Morozov, il sociologo bielorusso autore del best-seller Contro Steve Jobs — ogni punto perso da essi nella pretesa allucinante di permeare il mondo e pervadere le coscienze dei popoli è un punto vinto dall'umanità.
Ma questo non basta a fa cantare vittoria e a farci dire "ben gli sta" di fronte alla notizia dei 13 miliardi di dollari di multa fiscale inflitti dalla Commissione europea alla Apple per non aver pagato le giuste tasse all'Irlanda. Se l'Europa Unita fosse una struttura "di pensiero" e non di burocrazia, la pur sacrosanta iniziativa di quell'autentica ammazzasette che è la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager avrebbe alle spalle un "pensiero", anzi una visione di politica economica (e socio-culturale!) che invece non ha… Quindi, a prescindere da ogni distinguo di merito e da ogni futuro grado di giudizio, forense o politico che sia o che sarà, alla Apple "ben gli sta", ma all'Europa non basta una stangata ogni tanto ben assestata sulle robustissime spalle di un "big" per riprendere in mano il governo delle proprie confusioni regolatorie e legislative e per rientrare in corsa nella competizione tra i mercati globali.
Cerchiamo di capirci. Se la Apple — come anche Google e Facebook o Amazon o Twitter — da anni e anni fanno, a spese dei contribuenti europei, il bello e il cattivo tempo, se vanno tutti in Irlanda a pagare due lire di tasse sull'intero fatturato sviluppato in Europa, la colpa non è tanto loro quando dell'Europa che glielo ha lasciato fare. Le asimmetrie fiscali tra i Paesi membri dell'Unione a 28 ma anche, incredibilmente, tra quelli dell'Eurozona sono clamorose e clamorosamente inspiegabili. La crisi bancaria ha messo l'Irlanda sul lastrico quanto e peggio della Grecia, ma i Lorsignori di Bruxelles hanno commissariato la nazioncina e l'hanno confermata nel ruolo di paradiso fiscale sdoganato per tutti i sedicenti contribuenti onesti. Gli faceva troppo comodo. Poco diverso il discorso del Lussemburgo, in un differente mix di convenienze fiscali e legislative…
Guardiamo in casa nostra per capire meglio: la celebrata Fca (Fiat Chrysler Automobiles), come si chiama la vecchia e gloriosa Fiat dopo l'acquisizione della Chrysler, ha preso già da due anni la residenza fiscale a Londra perché paga meno tasse, e lo può fare legittimamente. Poche settimane fa la holding di casa Agnelli, Exor — che controlla Fca — ha preso residenza fiscale in Olanda (societaria ce l'aveva già), perché ci paga la metà delle tasse che pagava in Italia. A pagare le tasse in Italia c'è rimasta — vedremo per quanto — la Dicembre, società torinese in cui il "ramo Elkann" della famiglia proprietaria controlla la sua fetta di Exor e intasca i suoi dividendi.


  PAG. SUCC. >