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MPS/ Le verità "assenti" su Montepaschi

Pubblicazione:giovedì 4 agosto 2016

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L'operazione fu alquanto strana nella sua esecuzione in corso di anno solare e probabilmente complicata, sotto il profilo gestionale. Trasferire tutti i rapporti di conto corrente in corso di esercizio contabile a una nuova società con evidenti problemi gestionali informativi non fu certo facile da gestire. Perché fu eseguita questa operazione? Nessuno ha mai sollevato il problema, né il management ha giustificato il motivo. Che fine ha fatto la famosa presunta tangente? Perché nessuno più parla di questo problema sollevato non più tardi di tre anni fa? E se non era tangente, perché il prezzo era così vistosamente lievitato? 

Due ipotesi. La prima è che vi fosse stata la tangente, ma a oggi nessuno sa chi sia stato il beneficiario, e questo è un vulnus della nostra democrazia e del diritto di sapere. La seconda - invece - è che non vi sia stata nessuna tangente, ma solo alchimie contabili. Mi spiego. Esistono nella prassi contabile, già evidenziate in precedenti scandali finanziari, le cosiddette operazioni back to back: operazioni di compravendita necessarie per non evidenziare mancanza di attivi o maggiori passivi, in altre parole per nascondere le perdite. Per poter eseguire queste operazioni è necessario avere identificato un asset da vendere a una controparte a un prezzo maggiorato, facendo emergere una plusvalenza e sanare il proprio bilancio; allo stesso tempo impegnarsi a riacquistare dalla controparte un altro asset a un prezzo inclusivo della plusvalenza generata e riavere il favore. In questo modo la perdita in essere che non si vuole evidenziare (voce contabile dell'attivo che emerge per differenza fra costi e ricavi) viene trasformata in attivo essendo inclusa nel valore del bene acquistato, confidando che il valore venga confermato in futuro con un mercato favorevole, permettendo una generazione di utili che via via, vengono destinati a coprire il disallineamento fra il valore contabile e il valore reale. 

In altre parole Montepaschi potrebbe aver avuto già nel 2008 problemi di bilancio e di crediti non esigibili, forse derivanti dall'opaca operazione di acquisto della Banca del Salento, o altro, e quindi poteva essere presente una perdita non evidente, nascosta fra le pieghe del bilancio, non più gestibile. Anche il Banco Santader aveva problemi in quel periodo per i famosi investimenti nel fondo statunitense gestite dal bancarottiere Madoff, o problemi nei mutui nel settore immobiliare a quei tempi in default in Spagna. Vendendo a un prezzo superiore Antonveneta, Santander avrebbe potuto sanare il suo bilancio, ma ovviamente doveva "restituire" la plusvalenza a Mps. Come? Acquistando Interbanca a un prezzo maggiorato dello stesso valore, la fusione immediata della Antonveneta svuotata dalle filiali, ma avente solo fra i suoi attivi, il plusvalore di Interbanca che poteva per confusione sparire negli attivi di Montepaschi. A questo punto si poteva elidere questa plusvalenza con precedenti perdite non emerse. 

Ovvio, queste sono solo ipotesi di fantafinanza-contabile. Quello che emerge, comunque, è che a oggi non si conosce la verità. In entrambi i casi non vi è trasparenza: una maxi tangente sparita nel nulla, probabili bilanci non particolarmente trasparenti del Montepaschi già da prima del 2008. E ora, con un valore inferiore al miliardo di euro, la banca più antica del mondo è finita al capolinea e continuano a emergere crediti deteriorati, nonostante 8,240 miliardi di aumento di capitale. Ma quanti crediti inesigibili aveva questa banca, feudo di una Fondazione di una dirigenza toscana localistica e legata a vecchie logiche del consenso e del potere? Attendiamo il nuovo atto e la risposta a queste domande.

 

(Andrea Bariston)



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