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SCENARIO/ Unicredit, il tonfo che può “defenestrare” Renzi

Pubblicazione:giovedì 4 agosto 2016

Matteo Renzi (Lapresse) Matteo Renzi (Lapresse)

È evidente che, al momento, il sistema sia investito negativamente da quello che è avvenuto a “Etruria e le sue sorelle” e poi alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca. Ma se si aprisse un altro “focolaio” rischioso o se emergessero particolari “problematici” per la situazione delle altre banche già “sistemate”, come se la caverebbe Matteo Renzi? Non si deve neppure dimenticare che è stato proprio il premier a ostentare, all’inizio dell’anno, una sicurezza su Monte dei Paschi, invitando a sottoscrivere azioni, che al momento appare più come una gaffe che una scommessa sbagliata.

In definitiva, tra i tanti problemi di politica estera e interna che viviamo e che appaiono ingovernabili, la “questione bancaria” sta diventando una sorta di “tallone di Achille” per Renzi al punto da rischiare l’apertura di una crisi ancora prima del già problematico referendum di autunno sulle riforme costituzionali. Si dice che sia risolta la questione di Mps, con l’intervento di JP Morgan e di Mediobanca. Ma in termini reali quando si metterà in atto il piano di salvataggio? Se nel frattempo qualcuno domandasse una commissione di inchiesta sulla conduzione di Mps e delle banche in generale come ne uscirebbero i management di questi istituti di credito?

Per quanto riguarda Mps, ad esempio, ci sono da ricordare le “acrobazie” espansionistiche su Antonveneta oppure il perché, già nel 2010, l’allora ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, chiese in un’occasione la nazionalizzazione della banca senese. Forse qualcuno della “casta”, ma soprattutto della particolare “casta di banche e finanza” ha un po’ sottovalutato la situazione bancaria italiana. Il nostro interlocutore vicino agli ambienti della vecchia Mediobanca ha una frase scritta da Vincenzo Maranghi, il “delfino” di Enrico Cuccia, nel 2006, un anno prima della sua morte e prima dello scoppio della grande crisi, che diceva testualmente: “Siamo alla vigilia di una delle più gravi crisi del credito che mai si sia verificata”. In un consiglio straordinario di Mediobanca della primavera del 2002, quando era ancora amministratore delegato, Maranghi ammonì il consiglio contro le stock-options. L’anno dopo lo misero in minoranza,

Era un visionario Vincenzo Maranghi? Forse era solo un grande banchiere e certo non avrebbe sottoscritto quanto sostiene l’intelligentissimo senatore a vita Mario Monti: “A parte Mps, per il quale intervenimmo, il sistema bancario italiano nel 2011-13 non presentava problemi e non domandava aiuti”. Se la pensa in questo modo un senatore e a vita e presidente della Bocconi, perché stupirsi che in nove anni non si è ancora superata la crisi e il 12 agosto di attendono dati di previsione al ribasso per la cosiddetta crescita?



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