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SCENARIO/ Unicredit, il tonfo che può “defenestrare” Renzi

Pubblicazione:giovedì 4 agosto 2016

Matteo Renzi (Lapresse) Matteo Renzi (Lapresse)

Il senatore a vita Mario Monti, ex Presidente del Consiglio non ha una “spiccata” simpatia per l’attuale Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Lo si era capito da molti segnali, ma il fatto è diventato clamorosamente palese quando il 17 febbraio di quest’anno, nell’aula del Senato, la polemica tra i due aveva assunto toni roventi. Con Monti che accusava Renzi di scarsa vocazione europeistica e Renzi che replicava in tono piuttosto pesante, facendo intendere che c’era stata forse troppa deferenza verso la Germania.

Il tono di contrapposizione si ripete in questi giorni, prima con un’intervista di Renzi a Repubblica, quindi con una risposta che Mario Monti affida a una lettera al Corriere della Sera e poi un’ ulteriore replica renziana. Il punto del contendere, questa volta, non è solo la “scarsa vocazione europeistica” oppure il modo di condurre il governo, ma una questione che sta mettendo a soqquadro i mercati in questo momento e riguarda la solidità delle banche italiane, la complessiva tenuta del sistema bancario italiano.

Questo “botta e risposta” rivela in fondo qualche cosa di patetico, quasi un gioco grottesco a scaricabarile sulle vicende italiane degli ultimi anni. Sperando che la “rissa” finisca, riportiamo intanto la replica di Renzi alla lettera di Monti su un punto fondamentale. Prima del governo Renzi, l’Italia è diventata il posto peggiore “per crescita e occupazione” perché “i nostri politici non hanno centrato gli obiettivi di riforma”. “Perciò nell’ultima fase le banche italiane, senza supporto pubblico, per una decisione dei miei predecessori che per me è stata un errore, hanno visto ovviamente crescere i livelli, degli Npl (i crediti inesigibili)”. Insomma, per Renzi la colpa delle sofferenze attuali del sistema bancario italiano vanno attribuite a Monti e a Letta.

L’analisi di Monti era invece basata sul fatto che “il sistema bancario non presentava problemi e non chiedeva aiuti. Per cui attribuire ai precedenti governi le attuali difficoltà è come distorcere la realtà”. Poi Monti aggiungeva nella sua lettera che se lo Stato avesse sostenuto il sistema bancario, si sarebbe rischiato il default.

L’impressione è che la polemica continuerà come una telenovela, noiosa e infinita, dato che anche i supporter di Enrico Letta di stretta osservanza stanno intervenendo con veemenza. Il lettiano Marco Meloni, per esempio, accusa Renzi e il suo governo di “aver cestinato la spending review e riportato il Paese sulla via della crescita illusoria finanziata con il debito”.

Che cosa significa tutto questo grande polverone? L’apertura di una polemica su un problema in fondo che si conosceva da mesi, se non da anni (come qualcuno aveva detto e diagnosticato). Non è il caso di fare festa per aver recentemente superato gli stress test e trovato una soluzione per la banca più problematica, il Monte dei Paschi di Siena, che gli stress test non li ha superati. C’è un problema che in tanti hanno cercato in questi anni di minimizzare, di far passare sotto silenzio e che adesso ci si balocca con il bail-out o il bail-in. La realtà è che in Italia si è entrati, da anni, in una fase di vera e propria “questione bancaria” che non sarà semplice risolvere.

Un interlocutore che vuole tener l’anonimato, un banchiere del vecchio entourage di Mediobanca, sostiene che la “questione bancaria italiana si pone con particolare urgenza adesso non tanto per la vicenda di Monte dei Paschi, su cui tutti sapevano tutto, quanto per le perdite registrate in questi giorni in Borsa dal colosso Unicredit, di cui non si ha un calcolo preciso di quanti ‘derivati’ abbia in pancia e delle necessità di una ricapitalizzazione: cinque miliardi bastano? Per anni, Unicredit ha rappresentato il nuovo modo di fare banca, di guardare all’estero, di promuovere aggregazioni. Ecco il risultato di questa politica bancaria all’avanguardia secondo il famoso metodo McKinsey. Forse sarebbe il caso di stabilire che quale modello di banca si vuole”.


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