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BANCHE/ Mps e co., i “guai” che frenano il Fondo Atlante

Pubblicazione:sabato 6 agosto 2016

Ignazio Visco (Lapresse) Ignazio Visco (Lapresse)

Riconvertire il personale in eccesso è un bel sogno, molto meno onirico tagliarlo via, con il problema però che nel settore bancario non si applica la Cassa integrazione e finora, nei rari casi di esuberi numerosi, è scattato un fondo di autotutela delle banche che però, nei prossimi mesi, rischia di diventare un “must”: cioè ci saranno tanti tagli, per spesare i costi di ristrutturazione serviranno altri soldi oltre a quelli oggi necessari per tamponare le sofferenze. E si devolverà a queste incombenze anche il denaro eventualmente ricavato dalla gestione.

Dopo l’industria discografica e quella editoriale, la Rete sta portando la sua “disruption” sul fronte delle banche: e si può dire che la sua sia una battaglia già vinta. Le banche sono già e sempre più saranno disintermediate dal web. E in molti casi non sapranno davvero più come guadagnare. È questo ragionamento che fa da tempo dire a Ennio Doris, fondatore e presidente di Banca Mediolanum, che entro vent’anni saranno rimasti attivi nel mondo non oltre dodici gruppi bancari… E con simili premesse, le Casse avrebbero dovuto investire nella nebbia di questa ristrutturazione di Mps? Per carità.

Inoltre, la richiesta del governo avrebbe potuto anche essere accolta (sbagliando) dai gestori patrimoniali delle Casse o dai loro consulenti. Ma era subordinata, nei piani dell’Associazione di categoria, l’Adepp, al rispetto dei criteri della buona e prudente gestione di asset previdenziali: rispetto a oggi per niente garantito. Inoltre la stessa Adepp che oggi è stata richiesta di intervenire in Atlante, veniva mesi fa ignorata quando chiedeva di ridurre al 26%, al pari delle rendite finanziarie, la tassazione sui propri fondi…



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