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SPY FINANZA/ I "sospetti" sull'Italia nell'euro

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Le richieste del procuratore Giuseppe Pignatone e dell'aggiunto Nello Rossi erano basate anche su una consulenza tecnica svolta da Ugo Pomante, dell'università di Tor Vergata, nell'ambito di un'indagine precedentemente avviata sugli stessi fatti e per la quale è stata sollecitata l'archiviazione all'ufficio del gip, che vedeva indagata Maria Cannata, responsabile della direzione del debito pubblico del ministero dell'Economia, per manipolazione del mercato, truffa e abuso d'ufficio. Nella consulenza tecnica si sottolineava, tra l'altro, che con l'introduzione della clausola di early termination la Morgan Stanley «intendeva cautelarsi dall'eventualità che i contratti derivati stipulati con la Repubblica Italiana assumessero nel tempo un valore di mercato cumulato superiore ad una certa soglia e mirava ad evitare che un eventuale default della Repubblica Italiana determinasse una perdita eccessiva, appunto pari al valore di mercato del paniere di strumenti derivati stipulati con la controparte». 

Nel chiedere al tribunale dei ministri l'archiviazione per Monti, gli inquirenti, che si sono avvalsi anche del contributo dei nuclei di polizia Tributario e Valutario della Guardia di Finanza, i vertici della procura evidenziano un altra questione: «La Repubblica Italiana - si legge nel provvedimento - non disponeva di valide ragioni per contestare sul piano giuridico né la legittimità e la validità della clausola, né la legittimità del suo esercizio; e una mera inadempienza di fatto avrebbe comportato per la Repubblica un danno facilmente intuibile in termini di perdita di reputazione e difficilmente calcolabile nei suoi effetti economici». Insomma, piaccia o meno, Morgan Stanley avrà tutto il diritto di difendersi rispetto alla proposta della Corte dei conti, perché se non si sanno stipulare accordi o non si capisce ciò che si firma, non è colpa delle banche d'affari. 

Secondo, il problema, però, è un altro: con la sua mossa, la Corte dei conti dà di fatto dell'incompetente a Mario Draghi, l'uomo che stipulò fisicamente quei contratti derivati. Ora vi faccio una domanda semplice: uno che è stato responsabile europeo di Goldman Sachs e poi è diventato presidente della Bce, a vostro modo di vedere può essere così incompetente da farsi fregare nella stipula di un contratto di swap? Io non ci credo. Io credo di più a quanto pubblicato quattro anni fa dallo Spiegel, ovvero che l'ingresso dell'Italia nell'euro sia stato truccato, anche attraverso giochini finanziari a perdere. Il nostro Paese, infatti, non aveva i requisiti economico-finanziari necessari, ma per ragioni di opportunità politica la Germania di Helmut Kohl avrebbe chiuso un occhio. 

Il settimanale tedesco dedicò a questa vicenda un'inchiesta dal titolo Operazione autoinganno, basata sulla consultazione di centinaia di pagine di documenti del governo Kohl sull'introduzione dell'euro tra il 1994 e il 1998: si tratta di rapporti dell'ambasciata tedesca a Roma, di note interne dell'esecutivo e di verbali manoscritti di colloqui avuti dal cancelliere della riunificazione. Per lo Spiegel, il governo Kohl non può sostenere di essere stato all'oscuro della reale situazione italiana dell'epoca, poiché «era perfettamente informato sulla situazione di bilancio. Molte misure di risparmio erano solo cosmetiche, si basavano su trucchi contabili o vennero subito ritirale non appena venne meno la pressione politica... Fino al 1997 avanzato, al ministero delle Finanze non credevamo che l'Italia riuscisse a rispettare i criteri di convergenza», ha dichiarato al settimanale Klaus Regling, poi responsabile del fondo salva-stati Efsf e all'epoca capo dipartimento del ministero delle Finanze tedesco. 


COMMENTI
06/08/2016 - Ci vuole pazienza (Giuseppe Crippa)

Bottarelli, abbia pazienza. La Norimberga sull’ingresso dell’Italia nell’Euro sarà più opportuno farla quando tutti i protagonisti saranno in pensione (a Draghi manca ancora qualche annetto) o meglio ancora quando saranno tutti entrati nell’Empireo (o magari nell’Inferno…) della storia europea.