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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Mediobanca al bivio fra UniCredit e salvataggio Mps

Vincent Bollorè preoccupa molti ambienti italiani. Per questo si valuta un aumento della partecipazione di Mediobanca in Unicredit. L’analisi di NICOLA BERTI

La sede di Mediobanca (Lapresse)La sede di Mediobanca (Lapresse)

Mediobanca è pronta a entrare in Atlante 2 dopo aver pre-garantito con JP Morgan l’aumento- salvataggio di Mps. Mediobanca è pronta a uscire da Rcs non appena Urbano Cairo - rivale vincente al gioco delle Opa - avrà fatto risalire il titolo almeno a quota 1,2 euro. Mediobanca è pronta scendere in Generali, anche se si dà tempo fino al 2019. Mediobanca è pronta a varare un nuovo piano industriale prima di fine anno. Quante cose ha detto l’amministratore delegato Alberto Nagel in margine alla presentazione del bilancio al 30 giugno. Ma quella che è parsa colpire di più gli addetti ai lavori è stata un’attesa riguardante non Mediobanca ma UniCredit: “Spero che resti azionista a lungo termine”, ha detto Nagel. Una semplice battuta sulla quale tuttavia ieri Repubblica ha acceso un allarmato faro agostano.

Il premier Matteo Renzi - scrive il quotidiano diretto da Mario Calabresi - sarebbe sempre più preoccupato delle mosse del finanziere francese Vincent Bolloré, da mesi attivo su molti scacchieri di primo livello in Italia: da Telecom a Mediaset. Ma Bolloré resta soprattutto il perno transalpino del controllo congiunto di Mediobanca e “l’influencer” che ha portato il connazionale Philippe Donnet al vertice operativo delle Generali. A impensierire Renzi - e apparentemente gli editori vecchi e nuovi di Repubblica, le famiglie De Benedetti e Agnelli - è la prospettiva implicita nelle parole di Nagel: che UniCredit possa cedere il suo pacchetto, in Mediobanca, che resta alla fine il vero contrappeso italiano all’azionariato francese. 

L’ipotesi è entrata nel novero delle congetture di Piazza Affari non appena i grandi soci di UniCredit hanno scelto Jean Pierre Mustier come nuovo amministratore delegato. Lui pure francese, anche se “non in contatto con Bolloré”, si premura di precisare Repubblica. Mustier non ha perso tempo nel cominciare a vendere pezzi di partecipazioni di UniCredit, in attesa di varare in autunno un impegnativo aumento di capitale. Lo stress test Eba di una settimana fa non lo ha aiutato: UniCredit è stata promossa ma è risultata fra le banche meno attrezzate in vista di scenari estremi. Per di più anche il salvataggio impostato per Mps prevede un maxi-aumento di capitale, teoricamente prima del lancio di quello di UniCredit. Forse anche per questo le Borse sono tornate a punire il titolo, riattivando una spirale di sfiducia: e quindi anche le voci di dismissione accelerate di asset pregiati, qual è sicuramente l’ultimo pacchetto residuo dello storico terzetto di “banche d’interesse nazionale” a presidio di Mediobanca.

Il “caso UniCredit” sembra quindi per molti versi polarizzare l’intera agenda in riscrittura a Mediobanca. Quest’ultima si accinge prevedibilmente ad assumere in Mps il ruolo di riferimento recitato da Atlante nelle due Popolari venete. Un ruolo in prima battuta gradito a Renzi, così come presumibilmente al presidente della Bce Mario Draghi: ma naturalmente a patto che in Mediobanca rimanga lo status quo italiano. È questo si può realizzare anzitutto con la permanenza di UniCredit. Ma le cose impongono di valutare alternative: almeno questo suggerisce Repubblica, oggi controllata da due ex azionisti “nobili” di Piazzetta Cuccia. Forse Jaki Elkann e Carlo De Benedetti sarebbero disponibili a rientrare in Mediobanca, nel ruolo di proconsoli renziani?