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GEO-POLITICA/ La guerra contro i popoli che serve ai poteri forti finanziari

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Queste generazioni sono “abituate al terrore”, tanto che oggi l’Isis non ha più bisogno di affannarsi a cercare reclutatori, ma li trova come volontari. Sto parlando del triste fenomeno dei foreign fighters, giovani occidentali che vanno in Siria a combattere con l’Isis. Oppure per suo conto compiono attentati qui. E quello che accade qui è davvero incredibile nei suoi dettagli. Mi riferisco al fatto che gli attentatori al giornale francese Charlie Hebdo, così professionali nelle loro movenze nei video ripresi, sono stati così goffi nel lasciare un proprio documento nell’auto abbandonata. Ma la stessa stupidità ha colto i terroristi che hanno colpito al Bataclan, dove uno dei cantanti ha testimoniato che misteriosamente quella sera gli agenti della sicurezza erano assenti e forse i terroristi erano già dentro. E poi le indagini, seguendo il percorso delle armi, hanno raggiunto dei contatti con i servizi segreti francesi. E poi Hollande ha secretato quelle indagini, pur proseguendo lo stato di emergenza indetto pochissimi minuti dopo gli attentati. Uno stato di emergenza indetto con un decreto già pronto. Un tempismo eccezionale.

Ma niente in confronto al tempismo del giornalista (dal nome ebreo) Richard Gutjar. Annota sul suo blog Marcello Foa: “È evidente che chi ha filmato sapeva quel che stava per accadere. Era lì apposta. Un complice. E dai nervi d’acciaio”. Chissà, magari era appunto il giornalista Richard Gutjar. Forse così si può spiegare in parte “I nervi d’acciaio”. E forse si può spiegare la sua presenza sul posto come una coincidenza straordinaria, del tutto eccezionale. Pensate un po’, uno riprende l’entrata di un Mc Donald’s (chissà perché?) dall’altra parte della strada e per coincidenza riprende un terrorista. Ma come si spiega il fatto che lo stesso giornalista si trovasse, proprio una settimana prima, a Nizza, in prima fila a osservare e commentare la strage che avveniva sotto i suoi occhi? Coincidenze a parte, possibile che nessun organo di polizia senta il bisogno di interrogare il fortunato giornalista, tanto per sapere dove si sposterà la prossima settimana? Oppure si potrebbe chiederlo alla moglie, Einat Wilf, ex deputata israeliana del partito di Netanyahu ed ex militare. Ma questo non accade e le domande su da che parte stiano certi servizi segreti sono più che legittime. Soprattutto in un Paese nel quale oltre alla polizia, anche la magistratura dipende dal governo regnante. Un Paese dove i terroristi, professionali o no, muoiono sempre e non potranno mai raccontare la loro versione o spiegarci tanti dettagli (chi li arma, come sono passati, come e da chi sono stati aiutati, ecc.).

Ora questa guerra ha avuto un’evidente accelerazione. Devono imporci sempre maggiori restrizioni, con la scusa di doverci proteggere meglio, al solo fine di depredarci meglio dei nostri risparmi e dei nostri beni. Pure la riforma costituzionale ha questo obiettivo. Hanno fretta perché il mondo della finanza sta crollando senza via di scampo. Le montagne di carta con cui hanno costruito imperi finanziari stanno crollando del tutto. I recenti dati hanno mostrato l’arretramento dell’economia giapponese e un pesante stop di quella americana, nonostante tutta la droga monetaria utilizzata. Un fallimento clamoroso, che lascia presagire il disastro imminente anche per le debolissime politiche economiche e finanziarie europee. Per questo stanno accelerando gli attentati. Prepariamoci a un periodo storico come quello descritto da George Orwell nel suo celebre libro 1984: “C’erano attentati continui ed ingiustificati. Fatti a caso. Servivano allo stato per limitare le libertà dei cittadini. Ad ogni attentato si facevano leggi restrittive delle libertà”.

Contro ogni terrorismo e ogni tentativo di diffondere l’insicurezza e la disperazione, ci vogliono comunità di uomini, comunità di persone che in nome di ideali difendano la moralità e la civiltà nel tempo di barbarie che ci attende. Dovremo pure ricostruire le istituzioni, dal basso. Perché suppongo che quelle attuali, ben presto, saranno spazzate via.

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