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GEO-POLITICA/ La guerra contro i popoli che serve ai poteri forti finanziari

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Siamo in guerra, ormai è evidente. E si tratta di una guerra di religione. Non voglio mettermi in contraddizione con quanto ha detto papa Francesco, ma mi sembra che lui volesse dire una cosa diversa: non siamo in guerra con l’islam, non c’è una guerra tra stati islamici e stati cristiani, anche per mancanza oggettiva di stati cristiani. Al contrario, come già detto a suo tempo in altri articoli su queste pagine, c’è una vera e propria guerra, scatenata da tempo dai poteri finanziari. E l’obiettivo di questa guerra siamo noi, sono i popoli. Il bottino da conseguire sono le nostre ricchezze economiche e materiali, ma soprattutto i nostri valori. Quindi, si colpiscono i nostri valori per restringere i nostri diritti e conquistare a modico prezzo i nostri beni.

La guerra è contro i popoli, ma in particolare contro i cristiani, perché possessori di un’identità e portatori di valori altissimi. Questo tutti lo sanno e per questo colpiscono i cristiani. Perché altrimenti colpire un modesto sacerdote di provincia, oltretutto molto anziano e senza alcun peso né religioso, né politico? Perché colpirlo, se non perché rappresenta un simbolo? Non si può dire che non c’è la guerra perché noi cristiani non vogliamo la guerra. Loro, gli islamici, ci hanno dichiarato guerra e questa è insita nella loro cultura religiosa, per cui lo straniero o l’infedele deve essere “sottomesso”. E quindi pagare con la vita la sua diversità religiosa. E in quella cultura religiosa ogni “tolleranza” è vista come un tradimento nei confronti della divinità.

Ma molto di più c’è una guerra dei poteri finanziari contro i popoli, con tanto di dichiarazioni esplicite, come quella dello speculatore Warren Buffett; “C’è una guerra di classe, la stiamo facendo noi, la classe dei ricchi, e la stiamo vincendo…” in un’intervista del 2006.

E questa è una guerra di religione perché per loro è la religione della moneta, come ha chiarito il commentatore Mario Pirani in un editoriale del quotidiano Repubblica del 1 giugno 1994. Così commentava in quel pezzo allucinante dal titolo La religione di Bankitalia: “La religione della moneta, o, meglio, della sua difesa è rimasta integra nella sua ortodossia, anche se le vulgate - a volte più espansive, altre più restrittive - hanno conosciuto accentuazioni alterne. Una religione al servizio di una divinità altamente simbolica - quel biglietto di banca firmato dal Governatore, che personifica il potere d’ acquisto del cittadino - ma altresì una divinità che, se fedelmente servita, è dispensatrice di beni, mentre, quando viene tradita, si fa implacabilmente vendicativa… I governatori sono i sacerdoti addetti al suo culto. Se non fossero pienamente indipendenti e soggiacessero a poteri esterni la loro qualità liturgica verrebbe meno”.

Per loro quindi è una religione, con propri riti, proprie leggi, proprie liturgie. E un potere immenso, consegnato a loro da legislatori che hanno abusato del loro potere, violando la nostra sovranità. E così, col potere di stampare moneta dal nulla, si appropriano di un valore collettivo e del potere di cambiare il loro denaro con i nostri beni e col nostro lavoro. E siccome “nulla si crea”, il nulla è quello che riceviamo in cambio del nostro lavoro e dei nostri beni. Il dissolvimento del nulla di questo sistema bancario e finanziario è solo una logica conseguenza.

Ma per quale motivo si sono saldati i poteri finanziari con la violenza di certi terrorismi islamici? Occorre prima capire lo sviluppo storico di questi ultimi decenni. Le frange terroristiche, nei paesi islamici come altrove, sono sempre esistite. Ma erano tenute sotto controllo, al margine della società, durante il periodo di dominio di poteri totalmente laici come quelli di Saddam Hussein in Iraq, di Mubaraq in Egitto, di Gheddafi in Libia. E il tentativo di spodestare il legittimo regnante in Siria ha proprio l’obiettivo di dividere quel Paese, come tutti gli altri, secondo linee etniche e religiose. Quando non c’è più un regime laico, a volte molto duro, a dominare le pulsioni religiose e terroristiche, il risultato e che queste sfociano in tentativi di dominio sempre più violenti e sanguinosi. E il loro accreditarsi come forza autenticamente religiosa passa attraverso l’esecuzione di attentati sempre più sanguinosi e spettacolari, che facciano rumore e vengano esaltati sui media, sia in loro che in giro per il mondo, magari dove i media la fanno da padroni.



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