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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ La bolla di bugie che travolge l'Italia in recessione

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E sapete questo a fronte di cosa? A fronte del fatto che le detenzioni azionarie di Bank of Japan e Government Pension Investment Fund (GPIF) siano triplicate negli ultimi cinque anni fiscali arrivando a circa 39 triliardi di yen (381 miliardi di dollari): questo cosa ha garantito? Solo che l'indice Nikkei salisse di circa il 70% nel medesimo periodo ma per l'economia reale, zero. E, nonostante questo, il NIkkei è comunque del 57% più basso rispetto al picco di bolla del 1989. In compenso, i due soggetti pubblici che stanno operando sul mercato, ad oggi, sono i maggiori azionisti di 474 delle 1970 aziende quotate sul Nikkei: siamo al capitalismo di Stato puro ma anche questo non basta, non serve, non funziona.
Ma i governi, gli economisti, i banchieri e la grande stampa non ve le dicono queste cose, vi dicono di fidarvi di loro, vi dicono che c'è la ripresa. E, quando le cose cominciano davvero a farsi rischiose, seguono la regola aurea di Alan Greenspan: mentire. E, infatti, da più parti — dal Wall Street Journal fino al Financial Times fino ad alcuni esponenti politici locali — è cominciata la campagna terroristica riguardo il referendum di novembre sulle riforme costituzionali, definito più rischioso di quello sul Brexit per la stabilità dell'eurozona. Ora, che il Brexit non abbia portato le cavallette ve l'ho dimostrato in un recente articolo, mentre che sul voto politico mascherato da quesito referendario si stia mentendo strumentalmente lo dimostra quanto pubblicato l'altro giorno da CNBC, la quale ha interpellato un banchiere d'affari sotto anonimato e ha ottenuto la seguente risposta per quanto riguarda la stabilità finanziaria europea: "Le banche stanno preparandosi per un situazione economica nucleare per questo inverno. Con i tassi negativi che mettono sotto minaccia gli utili degli istituti la situazione è già seria ma il timore vero è per una rottura dell'eurozona che lanci l'effetto contagio e per un collasso della sterlina dopo l'attivazione dell'articolo 50. Le banche sono pronte a tutto, ormai".
D'altronde, le occasioni di crisi non mancano e ben più serie del referendum italiano. Domenica si vota in Meclemburgo-Pomerania e Alternative fur Deutschland nei sondaggi è al terzo posto con il 21%, solo due punti percentuali meno della Cdu. Tra due settimane si voterà nel Lander di Berlino, poi il 2 ottobre ci sarà il nuovo ballottaggio per le presidenziali austriache e il voto ungherese sulle quote di ripartizione di migranti. Il 3 ottobre, l'Ue potrebbe essere morta. Non serve il nostro referendello pro e contro Renzi, l'Europa è morta su questioni più gravi e vitali. E le banche lo sanno, tanto che nonostante i proclami e gli acquisti di Draghi stanno preparandosi al peggio. "I mercati odiano l'incertezza e gli eventi quest'anno hanno sfortunatamente creato un sacco di mistero riguardo a quanto sta per accadere", chiosa il banchiere.
Fino ad oggi abbiamo vissuto dentro un'enorme bolla di bugie ma qualcuno sta avvicinandosi con uno spillo in mano: le ricette keynesiane non solo hanno fallito ma hanno caricato il mondo di ulteriore debito, mentre i patetici tentativi di saldare l'Unione Europea dopo il Brexit si schianteranno contro il muro di rabbia della gente. E' arrivato il redde rationem, si può rimandarlo di qualche settimana o mese con i soliti trucchetti ma è lì che ci aspetta. E non sarà affatto una passeggiata nel parco.

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COMMENTI
02/09/2016 - Tutto ma non Keynes (Flavio Rovere)

Si può portare l'acqua al cavallo, diceva Lord Keynes, ma non si può costringerlo a bere. Già partendo da questa affermazione si capisce come tutto ciò che è stato fatto dalla crisi Lehman corrisponda a tutto fuorchè a manovre keynesiane. Leggo spesso gli articolo del Sig. Bottarelli, che trovo ricchi di dati, spunti e idee, ma quest'oggi sono in totale disaccordo. Keynes si rivolta nella tomba vedendo ciò che oggi viene attuato per "tirare a campare". E la frase più su riportata era usata da Keynes per dire cosa, sotto sotto? Che la politica monetaria non basta se non è accompagnata da una politica fiscale consona. In che mondo viviamo oggi (ma è così dalla fine degli anni '70 oramai). Politiche monetarie accomodanti, politica fiscale restrittiva. E questo sarebbe un mondo "keynesiano"? No, questa è la macchietta del mondo keynesiano. Un esempio su tutti, l'Italia, che negli ultimi vent'anni ha inanellato avanzi primari (differenza fra entrate ed uscite al netto degli interessi) record per il mondo occindentale. Ma vogliamo parlare poi di Grecia, Portogallo, Irlanda, Spagna e, perchè no, Germania? Quali politiche keynesiane sono state fatte? Nessuna? Non mi si venga quindi a dire che viviamo nel mondo immaginato da Keynes. Il mondo che viviamo oggi è il mondo desiderato dalla vulgata ordoliberista. Che a Keynes, così come al nostro compianto Caffè, faceva ribrezzo.