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SPILLO/ Le "cantonate" del G-20 che aiutano la crisi

Pubblicazione:domenica 11 settembre 2016

Il ministro Padoan, foto LaPresse Il ministro Padoan, foto LaPresse

Comincia così il refrain che anticipa il G20: "Abbiamo bisogno di politiche forti per evitare la trappola della bassa crescita". Lo dice il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, a poche ore dal vertice dei capi di Stato e di Governo del G20 ad Hangzhou in Cina, focalizzato proprio sulla bassa crescita, sulle forti disuguaglianze e sui lenti avanzamenti delle riforme strutturali. "Le cause della bassa crescita sono più profonde e complesse di quello che possiamo pensare", ha aggiunto Pier Carlo Padoan. "La formula del G20 lanciato qualche anno fa del 2x5, cioè di aumentare del 2% in cinque anni il tasso di crescita, sembra lontana". "Certo le performance della crescita sono diverse a seconda delle regioni e diverse sono le esperienze ma ci sono elementi comuni che vorrei ricordare per capire lezioni che si possono trarre soprattutto dal mio punto di vista" aggiunge sempre il ministro. Non pago chiosa ripetendosi: "La prima considerazione banale è che a molti anni dalla fine della crisi finanziaria stiamo ancora discutendo sulla bassa crescita. Le cause sono più profonde e complesse di quello che si potessero pensare".

Dentro il G20 si ridice il già detto nei summit precedenti, poi olà, una decisione si mostra: "Riconosciamo che i problemi strutturali, tra cui la capacità in eccesso in alcune industrie, aggravate da una debole ripresa economica globale e la domanda di mercato depresso, hanno causato un impatto negativo sul commercio e sui lavoratori. Riconosciamo che l’eccesso di capacità in acciaio e altre industrie sia un problema globale che richiede risposte collettive. Riconosciamo anche come quelle sovvenzioni e altri tipi di supporto dai governi sponsorizzate possono causare distorsioni del mercato e contribuire alla capacità in eccesso a livello globale e richiedono pertanto un'attenzione".

Poi, nel comunicato finale si sostiene che "misure come i sussidi sono una causa alla radice delle distorsioni di mercato" e un forum sarà costituito "per monitorare il processo" di tagliare la sovracapacità.

Io, che sono maligno, leggo, interpreto e sputo la sentenza: bassa crescita, ovvero troppo prodotto, poco consumo!

Già, quel troppo prodotto dai produttori che, per riparare al danno, tagliano i costi - prima quelli del lavoro – poi gli investimenti, sottraendo un bel gruzzolo al processo economico.

Essipperché sta proprio nella farragine del dispositivo che alloca i redditi il problema. La ricchezza, generata dalla spesa, dalle imprese viene mal trasferita all'economia reale. Proprio quel reddito che arriva a chi lavora per produrre beni, si mostra da tempo immemore insufficiente ad acquistare quei beni prodotti.


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