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SPY FINANZA/ Gli "allarmi" accesi sul futuro del Milan

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Cosa ci dice questa dinamica? Che i tifosi del Milan non devono stare affatto tranquilli, a mio avviso. Primo, non esiste alcun intervento diretto del governo cinese nel consorzio che ha acquisito il club di via Aldo Rossi, sono alcune aziende partecipanti ad avere parziale controllo statale, ma non significa affatto che le autorità di Pechino inietteranno direttamente denaro nel Milan come scelta strategica. Secondo, come avete visto, proprio perché la gran parte di questi investimenti servono unicamente per avere una base fiscale estera su cui far transitare outflowsdi denaro, al fine di evitare possibili, futuri controlli sul capitale in caso lo yuan andasse fuori controllo, i gruppi cinesi spendono senza problema: se il range di domanda per un asset è tra 5 e 7, loro sparano subito 10 per accaparrarselo. E volete dirmi che i due colpi di mercato come voleva fare il Milan, 25 milioni in tutto, sono stati bloccati dal veto dei cinesi per 25 milioni di euro, ovvero noccioline, a quel livello? La questione è: non hanno soldi o non vogliono spenderli in calciatori? 

Terzo, siamo sicuri che una volta firmato il closing della cessione il 5 novembre e girate tutte le azioni del Milan al consorzio cinese, questo vorrà veramente rimettere subito quel denaro nel mercato di gennaio? Io ne dubito, perché nell'accordo con Fininvest si parla di investimenti finanziari e di riassetto di bilancio, oltre che di mercato e visto l'oneroso accollo di debito, dubito che si potrà tentare l'assalto a Cristiano Ronaldo. Il problema però resta, anzi si aggrava: se sono così munifici e intenzionati a puntare sul Milan come eccellenza del calcio mondiale, possono permettersi di buttare via un anno, visto che come paiono messi, i rossoneri faranno fatica ad arrivare in Europa League? Transizione per ripianare e poi si parte alla grande? Me lo auguro, ma il fatto che l'organigramma societario che opererà in Italia sia per ora fatto da un manager cacciato dall'Inter che sta telefonando a mezzo mondo come un cacciatore di teste disperato non depone a favore di un management forte, anzi. 

Attenzione, poi, al fatto che i soldi dei cinesi sono sì davvero tanti, ma basati su debito e garanzia statale, basta un venticello nei tassi di interesse e quel denaro potrebbe sparire o restare all'estero, ma non certo per essere usato per acquistare calciatori. C'è da fidarsi di questa Sino Europe? Quest'ultima è la società di scopo creata ad hoc come veicolo per acquistare il Milan. Il suo presidente è Yonghong Li, descritto dalla stampa finanziaria come un raider specializzato nell'acquisto e nella vendita di aziende nel breve periodo, oltretutto già sanzionato dallo Shanghai Stock Exchange: avete presente Gordon Gekko del film Wall Street? Ci siamo capiti. Quale sviluppo, quindi? Seclosing di novembre si perfezionasse, lo scopo di questa nuova proprietà orientale sarebbe quello di quotare il Milan in una Borsa cinese come Shanghai o Shenzen (forse attraverso una fusione con un'altra società di scopo vuota o semi-vuota, la cosiddetta backdoor IPO) per rivendere poi al pubblico retail un pacchetto azionario, non si sa percentualmente quanto grande. 

Insomma, profitto sul breve che però porterebbe a un epilogo poco piacevole per il Milan e i suoi tifosi: chi eserciterà il controllo reale ed effettivo sulla società di via Aldo Rossi, dettando le scelte agli altri azionisti, se le azioni verranno piazzate su un mercato retail folle come quello cinese? Tutte domande legittime che speriamo trovino risposte in grandi investimenti e un futuro di vittorie. Per ora, solo opacità. 



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