BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Gli interessi dietro il Sì al referendum costituzionale

Pier Carlo Padoan (LaPresse)Pier Carlo Padoan (LaPresse)

In Europa abbiamo due esempi preclari di elusione fiscale. il primo è l’Irlanda, che non a caso attrae grandi investimenti esteri, e il secondo è il Lussemburgo, da cui proviene il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Sono i due “buchi neri” dell’Unione europea. L’Irlanda oramai è una sorta di ponte tra le multinazionali americane e i mercati europei. Quanto questo faccia bene all’economia europea è difficile dirlo. Resta il fatto che la politica dovrebbe pensare al bene del Paese, e non solamente agli interessi di grandi gruppi economici internazionali.

 

Tutto ciò però che cosa ha a che vedere con l’Italia?

Ha a che vedere, per esempio, con quella disgraziata storia della Fiat che è scappata nei Paesi Bassi, ha la sede nel Regno Unito e gli stabilimenti negli Stati Uniti. Sergio Marchionne è un imprenditore particolarmente apprezzato da Renzi: è questo il modello che vogliamo replicare? È questo il tipo di investimenti in cui speriamo?

 

Torniamo al referendum. Se anche vincessero i Sì, chi le dice che il Pd di Renzi avrà la maggioranza alle prossime elezioni?

Non importa quale partito avrà la maggioranza. Se al referendum vincono i Sì, chi vincerà le prossime elezioni dirà: “Adesso per il bene del Paese faccio A, B e C decidendolo da solo”. Io invece mi aspetto che i politici di buona volontà siano coinvolti indipendentemente dal fatto di appartenere o meno al partito maggioritario. La leadership di un partito non può avvenire in beata solitudine, perché siamo in democrazia e vogliamo rimanerci.

 

Questa riforma costituzionale quali effetti avrebbe sui titoli di Stato?

Se il voto fosse a favore dei No, credo che alla fine non cambierà nulla. La Spagna è da otto mesi senza un governo, e l’economia cresce ancora più di prima. Non credo in altre parole che una vittoria dei No sarebbe una fine del mondo come la si descrive.

 

Intanto l’ambasciatore americano, John Phillips , si è espresso a favore del Sì…

In virtù dei legami storici che legano Usa e Regno Unito, anche Barack Obama fece un intervento a favore del “Remain” al referendum britannico. Peraltro non è che abbia avuto un grande successo. Anche l’Italia è un Paese amico degli Stati Uniti, ma vorrei ricordare siamo uno Stato che ha rapporti alla pari con gli altri Stati.

 

(Pietro Vernizzi)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
15/09/2016 - Grazie Prof Campiglio e grazie Sig. Crippa (ALBERTO DELLISANTI)

"Chi crede davvero che una Costituzione che dia a UN SOLO PARTITO la certezza di governare TUTTE LE ISTITUZIONI PER 5 ANNI voti pure SI' al Referendum". Però, Signor Pellegatta, non lo faccia con il tono ironico con il quale lei pone la sua domandina, (sì, la sua domanda, così riducente e riduttiva). Chi vota NO, lo fa per giungere a una vera Riforma della Costituzione (che dovrà essere adeguante, ma ferma nello Spirito di reale democrazia plurale). Un'Assemblea Costituente farà molto meglio (in due anni al massimo)la Riforma che non hanno voluto (o saputo) varare, né Prodi, nè Berlusconi, né il Renzi nel suo trio con Napolitano Giorgio e la Boschi E.Maria. Sig. Pellegatta, la Nazione la amiamo. Come amiamo l'Europa. Una Europa che si ispiri anche ad Adenauer, De Gasperi e Schumann (3 grandi cattolici!) nello Spirito. E (stando nella Realtà degli anni 2.000) in una Confederazione di Stati Uniti d'Europa. Che Nap. e Renzi e la Boschi vogliano eseguire il disegno concepito dai Clinton e Obama e Merkel, e dai loro soci FR e UK (oltre che dagli Junker di Bruxelles), non è ciò che si confà ai popoli europei. Men che meno ai Sud Europei, candidati alla sudditanza all'Impero Nord Euro Americano dai citati SIGNORI, e dai vari GEORGE SOROS che supervisionano il tutto dall'altissimo delle loro FINANZE (che amano la catena di comando, dalle "Casa Bianca", giù giù, fino ai "Palazzi Chigi" e le "Moncloe").

 
15/09/2016 - A qualcuno interessa l'Italia (Giuseppe Crippa)

Oltre alla Corea del Nord, al Sudan di Omar Hasan Ahmad al-Bashir, al potere dal 1989, e all’Arabia Saudita, tutti interessanti esempi di paesi nei quali la stabilità politica è un fatto compiuto, si potrebbero citare la Guinea Equatoriale, governata dal 1979 da Teodoro Obiang Nguema, comandante delle Forze armate sempre rieletto essendo l’unico partecipante alle elezioni, l’Eritrea, governata dal 1993 da Iasaias Afewerki, presidente del Fronte popolare per la democrazia e la giustizia, unico soggetto politico ammesso dalle leggi straordinarie (straordinarie dal 1993 ad oggi…) del Paese e l’Uzbekistan, governato fino alla sua morte, il due settembre scorso, da Islom Karimov, che era al potere dal 1990. Alle urne, nel 2000, Karimov uscì vincitore con una percentuale superiore al 90% e il suo sfidante, a votazioni chiuse, ammise di essersi candidato solo per dare un’apparenza di regolarità alla competizione ma lui stesso, in realtà, lo aveva votato. Chi crede davvero che una Costituzione che dia ad un solo partito la certezza matematica di governare tutte le istituzioni per cinque anni sia una buona Costituzione voti pure Sì al referendum, ma non confonda l’amore per la libertà di chi non ne è convinto col disinteresse per le sorti dell’Italia.

 
15/09/2016 - Ma a qualcuno interessa la nazione? (ROBERTO PELLEGATTA)

Perché queste voci che denotano un disinteresse alla stabilità politica italiana?