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MPS/ Così "l'opzione Jp Morgan" aiuta gli interessi (non italiani) di Bce e speculatori

Ultime notizie Mps: al Montepaschi arriva il nuovo amministratore delegato Morelli e Tononi si dimette. Avanza intanto il piano Jp Morgan. Il punto di SERGIO LUCIANO

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MPS NEWS Dunque è stato Renzi in persona a ordinare al Monte dei Paschi di Siena di defenestrare Fabrizio Viola, ormai ex amministratore delegato della banca, per sostituirlo con Marco Morelli, che di quella banca fu direttore finanziario sotto la gestione Mussari-Vigni, autrice, con la consulenza di Mediobanca, della disastrosa e onerosissima acquisizione della Banca popolare Antonveneta, fonte primaria di tutto il disastro a catena dell'Istituto. Dunque fuori Viola, reo di aver incollato i cocci di quel che restava del Monte, e dentro un manager che aveva cooperato alle premesse del disastro, con la regia del consulente che l'aveva avallato e per eseguire l'ordine del teorico "cavaliere bianco", destinato a salvare la banca: il colosso americano Jp Morgan. Che ha chiesto la testa di Viola senza "se" e senza "ma", e l'ha ottenuta. In cambio di niente, ed è questo il paradosso: perché a oggi né la banca, né il governo hanno ricevuto da Jp Morgan alcuna garanzia contrattuale di portare a buon fine l'aumento di capitale alla base del piano di salvataggio.

Ma allora, perché? La risposta è che le banche sono oggi per Renzi il ritratto di Dorian Gray della situazione politica economica del Paese e del governo. Rivelano cioè, purtroppo, senza trucchi tutta la debolezza di entrambi. Piacerebbe ai dietrologi dire che questa ambigua regia politica del caso-Monte nasca dall'intrallazzo: nasce invece soprattutto dall'imbarazzo. Non sanno cos'altro fare. Non avendo ancora la minima certezza di ottenere dall'Europa quella flessibilità che chiedono sui conti pubblici, il premier e il ministro dell'Economia neanche osano pensare di poterne chiedere altra sulla stabilità bancaria. 

E sì che il nostro Paese la meriterebbe, avendo voluto fare - per colpa dell'ex Premier Monti - il primo della classe nel 2008-2009 limitandosi a erogare appena 4 miliardi di euro di aiuti di Stato (proprio al Monte, e qualcosa alla Bpm) contro i 247 spesi dalla vera prima della classe, la Germania.

Renzi e Padoan hanno boicottato - questa sì, è una loro responsabilità - il solo profilarsi di una soluzione alternativa, quella presentata da Corrado Passera al presidente (anch'esso uscente, per dignità: e meno male!) del Monte Massimo Tononi. E l'hanno fatto perché considerano Passera un avversario politico: sbagliando, perché collocandosi a Siena Passera si "sterilizzerebbe" politicamente per un bel po'. Ma la verità è che al governo non sono materialmente in grado di inventarsi alternative. Per inadeguatezza? Probabilmente, ma non più grave di quella mostrata dai governi precedenti. Piuttosto per inesperienza (Renzi) e marginalità (Padoan). Hanno ricevuto l'avance di Jamie Dimon, il capo di Jp Morgan - che è comunque la banca numero uno al mondo - osannato dal giglio magico, stimato dai vertici della Cassa depositi e prestiti, datore di lavoro dell'ex vice di Mario Draghi Vittorio Grilli e "coperto" dal consenso della Banca centrale europea e… l'hanno considerato un salvatore.

Ora, pensare che la Jp Morgan possa salvare il Montepaschi è come credere che Dracula sia un donatore di sangue. Figuriamoci. La Jp Morgan vuol solo fare i suoi interessi, ovvio. Semmai vuole spolpare il Montepaschi: ovvero, rimetterne in piedi l'ossatura, ricavando dall'operazione una quantità di denaro imbarazzante (i 600 milioni di provvigioni sarebbero solo l'antipasto) e mollarla al più presto al cosiddetto mercato. Ma tant'è: ormai la crisi del Monte è su un piano inclinato, o va a buon fine il piano Jp Morgan o tutto si sfascia. 


COMMENTI
16/09/2016 - GIRA LA PALANCA (Massimiliano PANIZZA)

In un mercato di squali, anche il più pulito ha la rogna; detto questo dire che UBS con Passera CEO sia migliore di JP MORGAN & Morelli vorrei saperlo e soprattutto sulla base di quali parametri, patrimoniali (vigilanza) economici e sociali (Tagli e costo sociale). Ho cercato di sbirciarli tutti e due e sinceramente quello di UBS mi sembrava molto simile a quello del primo Profumo quando calò a Siena - non potendo diventare Ministro dell'Economia per le note vicende di elusione fiscale lussemburghesi. Il problema è che una Banca con 25,000 dipendenti morta e "quasi" sepolta può essere salvata solo ed esclusivamente con quelle che una volta i vari Bazoli, Guzzetti, chiamavano soluzioni di sistema con aihmè stavolta un piccolo spezzatino....