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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Deutsche Bank, Vw, Bayer: le mosse della guerra Usa-Germania

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Ebbene: questo impasto di ottimismo da gonzi, speculazione selvaggia e idiozia diffusa aveva relativamente risparmiato i mercati europei, ma le banche europee più attive all’estero, prima fra tutte la Deutsche, avevano fatto i loro bravi affaracci, scimmiottando quelle americane. E a crisi scoppiata le autorità statunitensi - bravissime a chiudere la stalla una volta scappati i buoi - hanno inflitto sanzioni e multe a destra e a manca. Spesso di importi irrisori rispetto alle vergognose plusvalenze maturate dalle banche grazie a quelle speculazioni… Ma tant’è.

Per la Deutsche Bank, il “dopo-crisi” non è mai arrivato. Per quanto il governo tedesco abbia avuto il pelo sullo stomaco di iniettare ben 247 miliardi di euro nel suo sistema bancario (a cominciare dalla stessa Deutsche) per farlo resistere alla crisi, la grande banca delle “torri gemelle” di Francoforte - un tempo sinonimo di solidità! - è ancora lì che boccheggia, oppressa da 85 miliardi di euro di titoli tossici che ha in pancia (pressoché uguali al totale delle sofferenze nette del sistema bancario italiano: al quale, per sommo paradosso, oggi Berlino proibisce di ricorrere agli aiuti statali!).

Di qui, da questo pesante coinvolgimento della Deutsche nello scandalo dei subprime, l’attacco degli Usa: “Pagate 14 miliardi di multa”. Una batosta insostenibile, che infatti l’istituto multato tenterà di evitare, e per questo ha già mandato a dire: “Non paghiamo”. Anche perché, pur temendo una forte multa, la Deutsche ha finora indicato di aver stanziato a riserva per far fronte a costi legali poco più di 6 miliardi di dollari, meno della metà della multa comminata. Poi, si sa: il dipartimento di Giustizia americano ha già aperto un negoziato sull’entità della multa (un po’ come l’Agenzia delle Entrate con i nostri maxi-evasori) e un accordo si troverà. Ma sarebbe ingenuo sottovalutare l’incidente.

Al contrario, esso va letto contestualmente ad almeno altri quattro focolai di scontro tra Usa ed Europa (ancora una volta intendendo con “Europa”, sostanzialmente la Germania, che dell’Unione europea è oggi, politicamente, l’indiscussa padrona): il caso Volkswagen, la rottura sul Ttip, l’attacco alla Apple per l’elusione fiscale e il take-over della Bayer sulla Monsanto.

È uno scontro a tutto campo, a ben guardare: una specie di guerra dei mondi. Agli Stati Uniti un’Europa davvero forte non fa comodo, chiunque la guidi: tantomeno, però, se la guidano quei tedeschi che sono figli e nipoti delle uniformi grigie che tante decine di migliaia di giovani americani inchiodarono alle spiagge di Normandia e sugli altri campi di battaglia della Seconda (e Prima) guerra mondiale. Gli americani - un popolo che ancora oggi custodisce un’arma da guerra in ogni casa - non dimenticano. E non si fidano. Avete presente “Salvate il soldato Ryan?” Ecco, è un film-cult di Steven Spielberg di pochi anni fa che ha sbancato i botteghini. Un inno all’eroismo dei marines, un atto d’accusa - l’ennesimo - contro la ferocia nazista.