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Economia e Finanza

GEO-FINANZA/ Deutsche Bank, Vw, Bayer: le mosse della guerra Usa-Germania

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Inoltre, il colossale surplus commerciale che la Germania ha voluto accumulare svalutando, di fatto, attraverso lo spread, il “suo” euro contro gli altri “targati” dagli europartner, dà noia anche agli americani, e non solo a noi italiani che viviamo nella seconda potenza manifatturiera ed esportatrice d’Europa. E in particolare, i produttori automobilistici tedeschi sono i più accaniti avversari di quelli americani sui ricchi mercati asiatici. Un espansionismo economico che il governo e la società stessa degli Usa non tollerano. Da qui la stangata contro la Volkswagen.

Come del resto gli americani non hanno apprezzato affatto lo “stop” all’accordo per il libero scambio commerciale definito Ttip: è vero che con tutta probabilità noi europei abbiamo ragione a leggere in esso un modo edulcorato per schiacciare moltissime produzioni del Vecchio Mondo sotto il peso della potenza commerciale statunitense; ma a maggior ragione questa difesa dà noia Oltreoceano, dove l’opinione pubblica - almeno quella che si appresta a votare Trump - guarda a tutta l’Europa come a un protettorato.

E ancora: la Apple elude il fisco europeo, ma anche quello americano, che - con ben più energia di quanto abbiano timidamente iniziato a fare alcuni Stati d’Europa - vuol riportare all’erario statunitense i ricchi utili intascati esentasse dalla “casa della mela” grazie alla fessaggine degli europei. E infine: non s’era mai vista una fusione a guida europea così importante come quella con cui il più grande gruppo chimico-farmaceutico tedesco - la Bayer - ha assunto il controllo di un colosso americano il cui nome è sinonimo di Ogm e di agricoltura intensiva, la Monsanto. È uno sfregio apportato in uno degli ambiti economici sui quali gli Stati Uniti hanno per decenni costruito la loro supremazia mondiale, e che viene insidiato da un competitor tedesco.

Quando è troppo è troppo. E cosa può ricavarne, la nostra italietta, da questo scontro tra titani? Come vecchia colonia morale degli Stati Uniti - un’identità oggettiva, recentemente confermata dalla cafonissima invadenza con la quale l’ambasciatore Usa in carica a Roma si è sentito di sponsorizzare il “sì” al referendum costituzionale - può ricavarne solo bene. L’Europa a guida tedesca sta facendo a pezzi la nostra economia. Una Germania ridimensionata dall’aprirsi di un così grave fronte di tensione con gli Usa, potrebbe forse tornare a più miti consigli all’interno della casa europea.

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