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GEO-FINANZA/ Deutsche Bank, Vw, Bayer: le mosse della guerra Usa-Germania

Gli Stati Uniti chiedono a Deutsche Bank di pagare per la crisi dei subprime. Un altro atto, ricorda SERGIO LUCIANO, di una guerra in corso tra Usa e Germania

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“La storia si ripete, e gli schemi delle rivalità sono sempre gli stessi: siamo di nuovo allo scontro Germania-Stati Uniti. Per fortuna, stavolta senza bombe, ma con molti gravi danni attuali e possibili in futuro sul fronte economico”: la sintesi del vecchio banchiere sulle notizie dell’ennesimo fronte di scontro aperto tra Europa (leggi: Germania) ed estabilishment americano è drastica ma suggestiva. Anche perché stavolta la nuova aggressione Usa a un’istituzione economica tedesca ha del sensazionale, e anche del grottesco.

Il governo americano vuol far pagare 14 miliardi alla Deutsche Bank per chiudere lo scandalo dei titoli tossici legati ai mutui, i famosi “titoli subprime”, che nel 2007 innescarono, crollando a Wall Street, la crisi finanziaria coronata poi dal fallimento della Lehman Brothers, la stessa che ha paralizzato per otto anni l’economia di mezzo mondo. Dove sta il grottesco? Sta nel fatto che indubbiamente la Deutsche Bank è stata la banca europea più attiva, speculativamente attiva, in questo avvelenato settore di attività. Ma sono state alcune istituzioni finanziarie americane a sguazzarci dentro all’inverosimile, fino a imporre il fallimento dei due colossi immobiliari Fannie Mae e Freddie Mac, due finanziarie para-pubbliche che detenevano il grosso del mercato dei mutui subprime.

Non solo: va anche detto che il concetto stesso di mutuo subprime è molto più americano che europeo. Ricordiamone la natura sostanziale: io signor Rossi (o Herr Schmidt o Mister Smith) compro una casa per 100 mila dollari. Chiedo un mutuo alla banca, e lo ottengo…per 120 mila! per quanto il mio salario mi basti a stento a vivere. Perché la banca mi tratta con tanta generosità? Per due ragioni, una più idiota dell’altra, e in questo tipicamente americani (dove l’idiozia è figlia del cieco e aprioristico ottimismo circa la crescita continua e indefinita dell’economia).

La prima ragione è la fede cieca nell’incremento costante dei valori delle case: per cui, finanziando l’acquirente di un immobile per un importo superiore allo stesso valore d’acquisto, le banche americane scommettevano appunto sul fatto che il valore dell’immobile sarebbe sicuramente e rapidamente cresciuto, e quindi, se anche un domani quel cliente non fosse più stato in grado di pagare le rate del mutuo, vendendo la casa che prendevano in garanzia si sarebbero comunque ampiamente ristorate del prestito.

La seconda ragione è conseguenziale, ma ancora più idiota: quei mutui subprime non rimanevano sulle spalle delle banche che li avevano emessi, ma venivano - come si dice in gergo finanziario - impacchettati con migliaia di altri e scaricati sul mercato dei famosi titoli derivati, o “tossici”, che venivano fatti comprare da ignari risparmiatori per la diabolica abilità di venditori senza scrupoli che li attraevano, come il cacciatore con le allodole, sventolandogli sotto il naso il miraggio degli alti rendimenti che quelle porcherie promettevano. Qui l’idiozia si colorava di speculazione, ma restava pur sempre idiozia, perché avrebbe dovuto essere chiaro anche a dei bambini che quel gioco dell’assurdo non avrebbe potuto durare all’infinito. Come infatti accadde…