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CRESCITA ZERO/ Così il referendum di Renzi blocca (anche) la ripresa

Matteo Renzi (LaPresse) Matteo Renzi (LaPresse)

Soprattutto, però, le mosse del Governo restano improntate alla filosofia del deficit spending, all'insegna di una flessibilità che non convince affatto (o peggio) gli investitori. La strada maestra non consiste nel sollecitare più spesa, ma nel riqualificare quella esistente e, qualora non bastasse (e non basterà) ridurre il perimetro di quella attuale. La medicina rischia di essere amara perché sarà difficile non intervenire sui diritti acquisiti, tipo le pensioni non coperte dai contributi effettivamente versati. O il prezzo da far scontare ad azionisti ed obbligazionisti subordinati delle banche, per consentire, in tempi rapidi, lo smaltimento dei crediti deteriorati e la crescita degli impieghi in attività nuove e profittevoli, non in aziende decotte che sopravvivono solo grazie ai tassi zero.

E' una medicina amarissima, che l'azione di governo può in parte alleviare con azioni di redistribuzione del reddito, attivando le privatizzazioni che non avanzano (vedi municipalizzate) o con una vera spending review. Lo farà? Senz'altro no, visto che la priorità è sopravvivere alla scadenza del referendum. E dopo? Chissà. Difficile che la congiuntura internazionale, tra fiammate protezionistiche, aria di rialzo dei tassi e e congiuntura fredda un po' ovunque (salvo gli Stati Uniti) possa darci una mano.

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