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TASSE E POLITICA/ Meno Irpef nel 2017, ecco come fare

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È una legge di bilancio vincolata, in quanto il nostro governo dovrà trovare 15 miliardi di euro per non aumentare l’Iva. Poi si può anche alzare il prezzo delle sigarette, ma non mi sembra un’idea geniale. Le clausole di salvaguardia sono state concordate con l’Unione europea da tutti gli ultimi governi italiani, incluso quello di Matteo Renzi. Negli ultimi due anni le clausole sono state eliminate aumentando il deficit, e questo sarebbe il terzo anno consecutivo in cui ciò avverrebbe.

 

In manovra ci sono anche il taglio dell’Ires, le misure sulle pensioni…

Sono tutte promesse. Quello che è certo sono i 15 miliardi di clausole di salvaguardia da disinnescare. Per quanto riguarda il resto, vedremo che cosa ci metterà il governo e in quale misura. Ci sono state dichiarazioni, conferenze stampa, annunci, ma poi i soldi chi ce li mette? Sul tavolo ci sono anche il pubblico impiego e la stabilizzazione degli insegnanti a scuola.

 

Per ora qual è il suo giudizio?

Giudicherò positivamente una Legge di bilancio che incominci dicendo: “Dall’anno prossimo nelle voci di acquisti e forniture delle pubbliche amministrazioni c’è un vincolo di bilancio che obbliga a ridurre la spesa del 5% rispetto all’anno scorso”. Il comma 2 dovrebbe dire: “Dall’anno prossimo i 35 miliardi di euro in fondi perduti versati ogni anno non saranno più erogati”.

 

Che cosa sono questi fondi perduti?

Si tratta di 20 miliardi di trasferimenti in conto corrente e 15 miliardi in conto capitale inseriti ogni anno nel bilancio dello Stato italiano.

 

A chi vanno questi fondi perduti?

Quelli in conto capitale vanno a Ferrovie dello Stato e trasporti pubblici locali. Sui 20 miliardi in conto corrente, 17 miliardi vanno alle Regioni che li ridistribuiscono a pioggia.

 

Quali altre misure inserirebbe nella Legge di bilancio 2017?

Lo Stato dovrebbe provvedere a pagare i debiti pregressi ai fornitori, che sono tornati a superare 60 miliardi di euro. Questo sì che sarebbe un bell’incentivo alla ripresa. Le imprese sono strozzate ancora una volta dal fatto che i fornitori della Pa non sono pagati. Si era promesso che in Italia nell’arco di due anni avremmo allineato i tempi di pagamento a quelli europei, che vanno dai 60 ai 90 giorni, eppure siamo ancora a 360 giorni.

 

Per il Centro Studi di Confindustria, le condizioni internazionali sono sfavorevoli…

Non è questione di condizioni favorevoli o sfavorevoli. Con il Quantitative easing, i bassi tassi d’interesse, la liquidità e l’euro che è sceso, la Bce ha determinato una condizione favorevole. Ma Mario Draghi ha ammonito fin dall’inizio gli Stati dell’Eurozona, dicendo loro che se non ne avessero approfittato per fare vere politiche di bilancio di sostegno alla crescita e all’occupazione, la politica monetaria da sola non sarebbe stata sufficiente. Draghi ha aperto un finestrone di opportunità a tutta l’Europa, e non soltanto all’Italia, ma l’Europa e a maggior ragione l’Italia non ne stanno approfittando.

 

(Pietro Vernizzi)

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