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RIPRESA?/ Pil e tasse, l'Italia è condannata alle sabbie mobili

Pubblicazione:giovedì 22 settembre 2016

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Nell’estate si era vagheggiato che si potesse anticipare il taglio dell’Irpef al 2017, ma non ci sono state le condizioni per farlo. Ora il governo ha confermato che l’impegno rimane, ma per il 2018. Lo stesso vale per il cuneo fiscale sul lavoro, un altro tema di cui parliamo da anni, ma che al momento rimane escluso dalla Legge di bilancio 2017 e che quindi è rinviato al 2018. In realtà, il governo sta ancora lavorando alla nuova manovra, che dovrà poi essere sottoposta alla Commissione Ue. Per ora però non vedo quella scossa fiscale forte che potrebbe dare il segno di un’inversione di tendenza.

 

Di che cosa ci sarebbe bisogno?

Il mio auspicio è che si riesca a tagliare la spesa e nello stesso tempo ad abbassare le tasse. Sarà però difficile ritoccare l’Irpef, se non in misura molto ridotta, in quanto non ci sono gli spazi per farlo. Perché ciò possa avvenire i tagli di spesa dovrebbero essere molto consistenti, ma finora non ci sono stati.

 

Tagliare la spesa ha sempre effetti negativi sui consensi politici. Lei dove andrebbe a mettere le mani?

Ogni volta che si tenta di ridurre il perimetro dello Stato, si vanno a toccare interessi consolidati con effetti anche elettorali. Questa è la nostra palla al piede che ci trasciniamo da decenni. Ma con una spesa che supera il 50% del Pil, e che anche a livello regionale mostra sempre più dei buchi clamorosi, mi stupisce il fatto che non si riescano a realizzare dei tagli significativi. La riforma della contabilità degli enti locali ha evidenziato un buco sommerso da 33 miliardi. Una spending review presupporrebbe quindi un intervento molto più incisivo sui bilanci delle Regioni, e questo secondo me non ci sarà.

 

La riforma costituzionale interviene anche sui poteri delle Regioni. Quale impatto avrebbe in termini economici?

Alcuni rappresentanti del governo hanno stimato che la riforma del Titolo V farebbe risparmiare 500 milioni l’anno, mentre secondo altri analisti la somma sarebbe molto più bassa. In realtà, dalla riforma non dobbiamo attenderci un risparmio di spesa immediato, bensì in prospettiva. Nel primo anno dopo l’entrata in vigore della riforma i risparmi saranno limitati a qualche decina di milioni per la riduzione delle spese del Senato. Mentre tagliando il nodo della legislazione concorrente Stato/Regioni, riducendo i contenziosi, velocizzando l’attività legislativa, porteremo a casa dei risultati. Ciò avverrà comunque nel tempo e in termini di qualità, e non invece nell’immediato.

 

(Pietro Vernizzi)



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