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EUROCRAZIA/ Le ultime "follie" di Juncker

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Jean-Claude Juncker (Lapresse)  Jean-Claude Juncker (Lapresse)

Ci salveranno le vecchie zie, sussurrava ai suoi contemporanei il Longanesi più lucido, maturato a seguito di non poche disillusioni e disincanti epocali. Le vecchie zie sono le custodi del sano buon senso, del 2+2=4, dell'erba verde in estate, per la quale dobbiamo fare guerre e diatribe a non finire, vista la non riconosciuta evidenza di questo elementare dato di fatto. Così è anche per l'Europa: ma di che stiamo parlando? Di che si tratta? Qual è l'oggetto? Si presuppone, da sola, l'Europa appunto, come soggetto, ma il punto è che non ha più l'oggetto. Quindi, entriamo in quella tavola pitagorica del debunking, o demitizzazione, detta all'europea (parlo di cultura, ora, non di Juncker), che sta diventando sempre più una disciplina parallela alla neolingua burocratica.

Procederò non da "esperto" della materia, perché non conosco sedicente "esperto" che non sia servo sciocco dell'eurocrazja, quindi per esperienza sa che siffatto pachiderma portatore del nulla è molto vantaggioso al suo domani. Auguri e tanta eurocrazia, non mi interessa il prodotto. Procederò dunque da dilettante non allo sbaraglio, ma scrupoloso nell'analisi linguistica. Perché - vecchia lezione di Orwell - il nesso tra lingua e politica è ciò che ci riguarda sempre, il resto è appunto roba da "esperti".

1) Veniamo allo Juncker di giornata, anche se preferiremmo l'uovo di giornata. Ma tant'è, che Juncker sia. Allora, il supercommissario del vascello fantasma, dopo il flop di Ventotene, il ridicolo elevato all'ennesima potenza di Bratislava, e dopo le neo-tirate di maniera all'establishment burocratico da parte di Renzi (a costo zero, ormai, ma anche su questo punto, vedi sopra), tira fuori tutta la sua genialità dialettica e argomentativa. Muoviamoci di fiore in fiore. 

2) "Non parlo del Discorso sullo Stato dell'Unione, perché l'Unione va molto male. Un anno fa dicevo che non c'era abbastanza Unione e dopo un anno non posso che ripeterlo. Le rotture e le fessure sono numerose e sono pericolose". Lo dice il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker alla plenaria del Cese, sottolineando che "c'è ancora troppa disoccupazione, anche se l'Europa ha creato 8 milioni di posti di lavoro" e "il tasso di occupazione è vicino a quello degli Usa" quando alcuni anni fa era "più basso di 5 punti" (Fonte: Ansa). 

Allora, in ordine: a) non c'è abbastanza unione: e perché, egregio commissario, non c'è Unione? Perché le "fessure" e le "rotture" sono numerose e pericolose? Tutti matti, fra i 600 e passa milioni di europei? E l'eurocrazja, niente? Nessun problema? Nessuna questione da porre a se stessa? In tutto il mondo, non esiste più un punto di equilibrio e tutti i poteri sono in subbuglio, mutano forma e condotta, tutti, tranne l'Unione. E la Russia? Ne vogliamo parlare? E la Merkel che perde pezzi per strada, con la Deutsche Bank che ha raccattato tutta l'immondizia dei derivati dell'area che guarda all'Atlantico e in parte di fronte al Pacifico, niente? Tutto va bene, madama la marchesa? Perché accade tutto ciò? Il destino cinico e baro? Follia collettiva? Bambini cattivi che non riconoscono l'autorità del Padre Commissario e della Regina Madre del Reich? Juncker è alla canna del gas, come l'Europa, di cui attendiamo l'esalazione dell'ultimo respiro, è solo questione di tempo. Se un economista come Guido Tabellini, ex rettore della Bocconi, dunque non un pericoloso "populista" anti-Ue, afferma in un convegno a Milano che "entrare (ndr: nell'euro) fu un errore e, in caso di nuova crisi, piuttosto che dover rinegoziare il debito, sarebbe preferibile sganciarsi (ndr: dall'euro)", c'è bisogno di aggiungere altro?



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