BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

BANCHE E POLITICA/ Le regole pericolose per l'Italia e le sue imprese

Pubblicazione:

Wolfgang Schaeuble (Lapresse)  Wolfgang Schaeuble (Lapresse)

Nel cruciale dibattito sul presente e sul futuro delle banche stanno circolando troppi luoghi comuni infondati e disguidanti, che andrebbero fugati e chiariti. Ci sta provando con determinazione, mediante numerosi interventi e articoli, l'Associazione nazionale tra le banche popolari, soprattutto attraverso il suo segretario generale Giuseppe De Lucia Lumeno.

"Dopo la legge Amato-Carli del '90 e la successiva, nuova legge bancaria del '93", scrive De Lucia, "il modello da perseguire è stato individuato in quello della banca universale e dei grandi gruppi creditizi, naturalmente privati, con una disciplina 'snella' e con due sole forme giuridiche, S.p.A. e cooperativa. Incentivi normativi e fiscali, introdotti con quelle due leggi, hanno prodotto, così, una formidabile spinta alle concentrazioni tra banche riformando il sistema bancario con una intensità e una rapidità senza precedenti in Europa. Dal 1990 al 2000, si realizzano in Italia 500 aggregazioni con il trasferimento di oltre il 40% di quote di mercato. Già a fine 2000 il grado di concentrazione del sistema bancario, misurato sui primi cinque gruppi, raggiunge il 50% (nel 1996 era il 35%). Tra il 1998 e il 2007, si realizzano 193 operazioni di fusione/incorporazioni tra banche e 133 acquisizioni".

Dunque, nel 1990 il sistema bancario italiano era composto da 1.064 banche, 93 erano le Banche "pubbliche" che rappresentavano il 57,2% del totale dell'attivo del sistema bancario, 106 la Banche di credito ordinario (20,5% dell'attivo), 108 le Banche Popolari (14,2% dell'attivo) e 715 le Casse Rurali e Artigiani (4,3%). Oggi le banche italiane sono 643 (quasi la metà), 215 sono le Banche commerciali S.p.A., 63 le Popolari e 365 le Banche di Credito Cooperativo, mentre quelle pubbliche non esistono più. "Sono numeri che rendono chiara l'imponenza del processo che si è realizzato in un solo decennio", chiosa De Lucia. 

"La riorganizzazione del sistema bancario italiano, basato su privatizzazione, concentrazione e despecializzazione, si è realizzato pienamente ed è il frutto di una precisa scelta di sistema che, negli anni Novanta, era politicamente e culturalmente dominante. Oggi, si reputa che quel modello sia da mettere in discussione e da riformare profondamente ancora una volta perché, alla luce della crisi economica di inizio millennio, si deve considerare non più efficace? Già obsoleto? Bene. Lo si dica apertamente. Gli slogan e le minacce di licenziamenti non servono e sono dannosi. Non si invochino generici 'modelli diversi' dal 'resto d'Europa' senza neanche conoscerli, ma, al contrario, si dica quale sistema si vuole realizzare. Si studi e non si pensi, presuntuosamente, di essere all'anno zero su ogni problema".

Anche perché, aggiunge il Segretario delle Popolari, si staglia all'orizzonte l'incognita di Basilea IV, il nuovo "corpus" di regole bancarie internazionali che inquieta perfino i tedeschi, che i loro bei problemi li hanno avuti (Commerzbank) e ancora li hanno (Deutsche Bank). Annota De Lucia: "Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha detto chiaramente al riguardo che 'non si possono confrontare le mele e le pere e avere le stesse regole per tutti'. La comune preoccupazione, il nodo cruciale, secondo il ministro, sta proprio nelle nuove regole globali che non devono avere conseguenze negative per le varie aree geografiche. I bilanci delle banche e i mercati finanziari sono strutturati in modo diverso nel mondo e in modo diverso devo essere regolamentati. Le dichiarazioni di Schaeuble si inseriscono in un più generale e quanto mai positivo cambio di rotta della politica economica e finanziaria della Germania che risulta essere più duttile e aderente alla realtà di quanto non fosse in passato", aggiunge De Lucia Lumeno. 


  PAG. SUCC. >