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Economia e Finanza

IDEE/ Il "prezzo giusto" per aiutare la ripresa

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Orbene, così si amplia il danno perché la ricchezza, generata dalla spesa, viene trasferita dalle imprese agli attori di mercato mediante il remunero di quel capitale e quel lavoro: così tal trasferimento mal trasferisce. Resta di più nelle tasche proprio di chi si sottrae alla spesa per gli investimenti, arriva meno a chi ha più propensione alla spesa. Non è finita, anzi, questo maltrasferito sottrae pure al prelievo fiscale le risorse per fare la spesa pubblica.

Questa la modalità tecnica della crisi! Così al mercato della spesa aggregata non vanno tutti, quelli che vanno hanno da spendere poco; altri, oltre al poco, male. Per le imprese ancor più sovrapprodotto, ancor più invenduto. Con questi chiari di luna, la produttività totale dei fattori collassa, l'output gap esplode. Peggio di così si muore, la crescita pure!

I Policy Makers, per mettere le pezze e non far fare al mercato il prezzo della sovraccapacità, hanno dato la stura alle tecniche di reflazione (azione messa in atto con l'intento di dare sostegno alla domanda per non far scendere i prezzi), piazzandole in ogni dove, con l'intento di poter surrogare con il debito tale inefficienza.

Bene, se ancora non basta il picco del debito a chiedere conto dell'intrallazzo, tocca sospendere il soccorso di quelle tecniche per ripristinare l'efficienza del mercato nella determinazione dei prezzi. Con il prezzo giusto si può ricalibrare quello sgangherato meccanismo di trasferimento, evvivaddio rifocillare il potere d'acquisto di chi spende per generare nuovamente la crescita. Per questa via si rifocilla pure quel capitale e quel lavoro non più sovraccapaci; con il prelievo fiscale pure la spesa pubblica produttiva.

Eh sì, conviene. A tutti!

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