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Economia e Finanza

FINANZA E POLITICA/ Il rebus della manovra tra bugie e paletti

Matteo Renzi (Lapresse)Matteo Renzi (Lapresse)

Secondo i seguaci dell’austerità, l’Italia non ha fatto gli aggiustamenti necessari, ha sprecato l’occasione fornita dai tassi zero che riducono drasticamente il costo del debito (secondo una stima sono stati 80 miliardi di euro in tre anni) e dalla flessibilità concessa (19 miliardi sostiene Jean-Claude Juncker). Un’interpretazione più strutturale sostiene che il problema italiano si chiama produttività e consiste nel fatto che il costo del lavoro per unità di prodotto è cresciuto più che in Germania, in Spagna e in media negli altri paesi dell’euro. Ciò non è colpa solo del carico fiscale che aumenta il costo lordo e abbassa i salari netti, ma anche degli scarsi investimenti innovativi e delle rigidità sindacali che non sono cambiate a sufficienza nonostante il Jobs Act, il quale (va ricordato) si applica solo ai nuovi rapporti di lavoro.

Se è così, non regge l’argomento dei post-keynesiani secondo i quali l’Italia non ha fatto abbastanza deficit spending (una tesi che accomuna la destra, i grillini e la sinistra del Pd, quindi destinata a essere in maggioranza nello spettro politico italiano). La spesa in disavanzo gonfia il debito e non aiuta la crescita, secondo gli “strutturalisti”. Per loro la politica di bilancio può fare poco, come sostiene Alberto Alesina, l’unica misura utile è una riduzione delle imposte sul lavoro e in generale sul reddito, finanziata con un deciso taglio alla spesa corrente perché un euro risparmiato in tasse stimola la crescita più di quanto la deprima un euro sottratto alla spesa pubblica. Il governo poteva aumentare il deficit per coprire il bonus fiscale, invece lo squilibrio nei conti cresce senza alcun vero beneficio per i redditi netti e per la crescita.

Di qui alla presentazione della legge di bilancio (che sarà il prossimo mese) i medici al capezzale del malato Italia diventeranno sempre più numerosi, ciascuno con la propria bislacca medicina, come i dottori attorno a Pinocchio. Ma la ricetta senza dubbio più paradossale è quella che ha fornito da Ferragosto in qua proprio il capo del governo. Basta andare su internet e cercare le dichiarazioni di Renzi e le promesse fatte dal piano casa, ai bonus e benefici per le diverse categorie, fino all’anticipo della pensione. Annunci che si rivelano senza fondamento se non sono accompagnati da una chiara indicazione di come finanziarli, senza contare sull’improbabile e comunque non risolutiva flessibilità europea. Non sarebbe meglio rappresentare le cose come stanno? E Renzi è sicuro che il referendum costituzionale si vince con i giochi di prestigio e non dicendo la verità?

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