BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SPY FINANZA/ I fallimenti di Bce e Deutsche Bank

LaPresse LaPresse

In compenso, a fronte di dati macro in continuo peggioramento, il nostro Paese l'anno scorso, in ossequio ai diktat tedeschi, ha perso 4,5 miliardi di interscambio commerciale con la Russia a causa delle sanzioni che Washington ci ha imposto e che la Germania ha subito accettato. Fossi io il premier, appena saputa la notizia del vertice da cui sono stato escluso, avrei chiamato il Cremlino e chiesto un incontro con Vladimir Putin per il medesimo giorno, meeting che avrei usato per migliorare ed espandere al massimo le relazioni commerciali con Mosca e per annunciare il fatto che dal giorno dopo l'Italia abbandona le sanzioni economiche contro la Russia e che voterà contro al loro rinnovo in sede europea, invalidandole visto che occorre l'unanimità. 

Questo farei, se fossi il premier. Perché né la Merkel, né Hollande sono nelle condizioni di poter umiliare l'Italia, visto che tra poco Berlino dovrà nascondere al mondo il fatto che deve salvare con aiuti di Stato il suo colosso, Deutsche Bank, mentre i giornali continentali dedicano tutto il loro ludibrio a Mps, una pulce nei confronti della sistemicità della prima banca tedesca, piena di derivati con il benestare del rigido e inflessibile Schaeuble. E non sto esagerando per spirito anti-tedesco di principio, parlano i fatti. Ieri mattina il titolo Deutsche Bank era in netto calo allo Xetra di Francoforte, visto che ha toccato i minimi storici intraday di 10,63 euro (-6,3%), lasciando sul terreno il 50% da inizio anno. Molto elevate le transazioni: nella prima ora di Borsa sono stati scambiati 87 milioni di euro per 4.656 transazioni, mentre venerdì scorso erano state 4.919 in tutta la giornata per 108 milioni di euro scambiati. La ragione, scrivevano ieri sia Dow Jones che Bloomberg, è la preoccupazione che le riserve di capitale della banca non siano sufficienti per coprire le molteplici e gigantesche spese legali, oltre alla negazione - tutto formale - da parte della Merkel di aiuti pubblici al colosso tedesco. 

Alle ore 10:30 di ieri mattina, le azioni perdevano il 6% a 10,67 euro. «Il governo ha tolto i carboni dal fuoco di Commerzbank e gli investitori hanno reagito delusi, ecco perché Merkel non farà lo stesso con Deutsche Bank», ha scritto Heino Ruland, analista di Ruland Research. Un aumento di capitale, ha poi aggiunto l’esperto, diventa ora sempre più probabile: «E sarà decisamente ingente». Come vi ho già detto, infatti,  il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha chiesto 14 miliardi di dollari per chiudere la controversia legata ai mutui subprime (si parla della crisi del 2008), cifra che rappresenta oltre il doppio di quanto il colosso tedesco ha accantonato (5,5 miliardi di euro, pari a 6,2 miliardi di dollari) per il contenzioso.