BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le balle sui referendum di Italia e Svizzera

LaPresseLaPresse

Due i possibili scenari per il referendum: se prevarrà il no, l'incertezza politica aumenterà e il progresso a livello di riforme farà un passo indietro; se vincerà il sì, l'incertezza politica diminuirà e il programma di riforme progredirà, incluse le misure per rivedere il sistema giudiziario italiano. Questo doppio impatto, a detta degli economisti di Ubs, aumenta senza dubbio l'importanza del referendum italiano per l'outlook. Di più, le implicazioni associate a un no continuano a presentare un rischio per lo spread dei bond italiani: «La nostra aspettativa di rendimenti core dell'area euro in aumento graduale nel corso dei prossimi mesi, supportata anche dalle potenziali modifiche al programma di Qe della Bce, in combinazione con il fatto che lo spread Btp/Bund è vicino al nostro obiettivo di fine anno a 125 punti base, implica un graduale aumento dei rendimenti del decennale italiano all'1,45% entro la fine dell'anno», prevedono gli esperti della banca d'affari svizzera. 

Se dovesse prevalere il sì al referendum, «ci aspettiamo che lo spread Italia-Germania si stringa inizialmente di 5-10 bp. Invece un no, in occasione del prossimo referendum, potrebbe provocare un allargamento dello spread Btp/Bund a oltre 155 punti base. Il contesto politico in Spagna è attualmente più favorevole di quello in Italia e quindi preferiamo essere lunghi sul decennale spagnolo rispetto a quello italiano. Inoltre, consigliamo una copertura contro una potenziale escalation dei rischi italiani con la vendita del Btp decennale italiano a favore dei Treasuries Usa», aggiungono gli economisti di Ubs. 

Infine, per le banche italiane i rischi sono positivamente distorti dagli attuali livelli di valutazione per alcuni istituti di credito. Un rialzo in uno scenario di normalizzazione (sostenuto da un voto sì al referendum), dove i fondamentali riconquistano la scena come driver principale per le azioni, sarebbe di gran lunga più consistente di un ribasso limitato in uno scenario più negativo (voto no al referendum), dove l'incertezza sistemica e normativa rimarrebbe comunque elevata. In quest'ottica «privilegiamo le banche con un eccesso di capitale e una valutazione a sconto come il Credito Valtellinese e la Banca Popolare dell'Emilia Romagna, entrambe coperte con un rating buy, oltre che Intesa Sanpaolo». Insomma, com'era ovvio, si comincia a innescare il dubbio nella gente: attenzione alle cavallette e alle piaghe d'Egitto che un'eventuale vittoria del no porterebbe con sé. 

Balle e il Brexit è lì a dimostrarcelo plasticamente: possiamo credere a Ubs o all'ambasciatore Usa oppure possiamo ragionare con la nostra testa, visto che nessun imprenditore con un filo di cervello, per decidere se investire o meno in Italia, si preoccupa del Senato con i rappresentanti delle Regioni invece che gli eletti o della sparizione del Cnel, diventato di colpo la causa di tutti i mali italiani. Occorre imparare a leggere le notizie e a capirle, altrimenti lorsignori avranno sempre gioco facile, grazie anche alla grancassa mediatica in servizio permanente ed effettivo di cui godono. 

Al referendum votate come vi pare, tanto non cambia nulla, perché lo spread può anche allargarsi un pochino, ma finché regge l'argine di Draghi nessuno andrà in front-load della Bce. Diverso è farsi infinocchiare su quanto accaduto in Canton Ticino, perché in questo caso c'è una logica di base che sottende l'indignazione di chi starnazza contro il presunto razzismo: il pagare sempre meno i lavoratori, ricattandoli con il dumping e la guerra tra poveri. E un Paese dove il ministro della Sanità minaccia nuove deliranti campagne d'informazione, sperando che i professionisti esterni aiutino ma lavorando gratis, ha già ampiamente passato il segno della decenza minima. 

© Riproduzione Riservata.