BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ Berlino-Roma-Africa: la battaglia in corso in Europa

Pubblicazione:giovedì 29 settembre 2016

Angela Merkel e François Hollande (LaPresse) Angela Merkel e François Hollande (LaPresse)

Matteo Renzi  è dinanzi alla prova della verità. E con lui è dinanzi a questa prova tutta l'Ue. L'altra notte, annunciando il profilo della Legge di stabilità, il Primo Ministro ha pronunciato una frase che è la chiave di tutto: "Rispetteremo le regole europee anche se non le condividiamo". In questa breve frase sta tutto il dramma delle ore che oggi - mentre scriviamo questa nota - scorrono dinanzi a noi. Mario Draghi è stato chiamato a giustificare dinanzi al Bundenstag, il Parlamento tedesco, la sua politica monetaria e vi si è recato con una discutibile buona volontà, pronto ad affrontare gli strali di parlamentari addestrati dal ministro delle Finanze tedesco Schauble per rendergli  la vita difficile, come si è ampiamente lasciato intendere nelle ore che precedono questa inconsueta manifestazione di potenza che pone in discussione i tanto proclamati appelli all'indipendenza delle banche centrali e, soprattutto, all'indipendenza della più centrale di tutte le banche europee: appunto la Bce.

È un atto di sfida e una sorta di minacciosa manifestazione di potenza, quella che si svolge dinanzi al Bundestang. Ma non è da meno l'avvenimento berlinese di ieri (oggi per chi scrive): Juncker, Merkel e Hollande si incontrano senza Renzi per discutere delle questioni industriali e in generale economiche del continente. Alla riunione farà seguito l'incontro di questo nuovo improvvisato triumvirato con la leadership europea degli industriali e quindi anche alla presenza della Presidente della Confindustria europea, Emma Marcegaglia che con il solo suo porsi bene esprime il primato industriale italiano in Europa. Presenza che rende ancora più stridente l' ssenza del Primo Ministro italiano.  E la Marcegaglia sarà della partita con il Commissario europeo allo sviluppo digitale, Gunther Oettinger.

Tutto è molto grave e rende manifesta la crisi della cuspide di comando europea. Nei giorni scorsi Renzi aveva risposto a una domanda contenuta in un'intervista con il Washington Post, affermando che tutto era nelle mani della Germania per quel che riguardava la possibilità che l'Italia sostituisse il Regno Unito nel gruppo di vertice dell'Ue dopo la Brexit: "Tutto dipenderà dall'atteggiamento tedesco". 

E di questo infatti si tratta. Draghi dinanzi al Bundenstag, Renzi escluso dal triumvirato, la Legge di stabilità che attende di essere approvata da una tecnocrazia europea che dovrà pronunciarsi sui decimali del Pil confrontandoli con le risorse impegnate o che dovrebbero essere impegnate per affrontare le angosciose questioni degli immigrati e del terremoto che ha sconvolto l'Italia centrale: tutto fa parte di un dramma angoscioso che potrebbe disgregare l'Europa.

E occorre far bene i conti per non violare di pochi miliardi di euro la cosiddetta clausola di salvaguardia.  Se non la eviteremo non potremo tener ferma l'Iva e forse neppure agire sulle pensioni come il governo si appresta a fare. Un balletto angoscioso e penoso insieme che si svolge sotto lo spiegamento di forze delle potenze pro austerity. 


  PAG. SUCC. >

COMMENTI
29/09/2016 - i "fratelli" europei (ALBERTO DELLISANTI)

Parigi-Roma-Africa è una guerra che il nano Sakozy ha scatenato già dal 2011. Londra-Roma-Africa è la guerra di complemento a Sarkozy, che Cameron scatenò appunto nel maledetto anno 2011. Berlino-Roma-Africa è il perfezionamento della guerra contro l'Italia che vede la Merkel come un "primus" (data la stazza che la Germania ha raggiunto, molto a nostre spese), un "primus" che benedice gli appetiti francesi e inglesi, in cambio del riconoscimento francese al primato europeo dei tedeschi. All'ombra del quale Parigi svolge un suo imperialismo: quello africano, al fianco, nell'usbergo, diciamo, offerto dall'imperialismo tedesco (appunto quello europeo). Quello "superior". Che però, almeno formalmente, lascia Francia e Inghilterra a ritenersi dei pari di Berlino (...Berlino primus inter pares...). Con il convincimento di essere più furbo degli altri, Renzi non è che si trova isolato. Si è autoisolato. E i suoi due più grandi sponsor - USA e Germania - per quante scaramucce o controversie abbiano in corso, sono il pilastro americano e quello europeo della UE. Dopo il Referendum (che vede tutti Lorsignori bisognosi del SI') tornerà il bel tempo tra il "comandante" Merkel e il "comandato" Renzi. Per il resto trovo validissimi giudizi sulla vicenda imperiale che la Germania conduce in Europa, soprattutto quella Italiana e di tutto il SUD.