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SPILLO/ La "grana" in più per le banche italiane

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Ma che futuro avrà, questo nuovo fenomeno, e quanto spazio prenderà sul mercato? "Tantissimo, a giudicare da quanto ci investono i grandi fondi americani di private-equity", dice ancora Orlando, "Anche perché quello della promozione degli investimenti è da sempre un settore che vive di asimmetrie informative molto forti, e con il roboadvisory può essere volgarizzato, dato a tutti, moralizzando e ampliando il mercato".

Dunque, attenzione: i robot che fanno i consulenti non scelgono come investire, ma confezionano pacchetti di investimento seguendo le indicazioni di gestori "umani". La novità è che se il signor Rossi, anziché sciropparsi mezz'ora di facondia commerciale da parte del suo promotore, vuol dare gli ordini in proprio attraverso il computer o il tablet, può farlo con piena efficacia. Per ora, insomma, l'intelligenza artificiale non sta ancora sostituendo quello umana, nella scelta degli investimenti. "Esistono da molti anni sistemi automatici che si basano su modelli quantitativi, ricordo il fondo JpMorgan High Bridge, venduto bene anche in Italia. Tutto funzionò per il meglio finché a uno choc petrolifero che l'algoritmo del fondo non prevedeva, crollò del 10-12% in due giorni e la cosa fece scandalo, si trattava di un fondo monetario. La mente umana per gestire occorre ancora. Per vendere i prodotti e poi curare il rapporto con i clienti un po' meno, con i roboadvisor".



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